Fatboy Slim (UK)

Biografia

Ex bassista degli Housemartins, metà del duo Beats International (Dub Be Good to Me del 1990) e noto in precedenza anche sotto gli alias Mighty Dub Kats, Pizzaman e Freakpower, Fatboy Slim, ovvero Quentin Leo Cook, diventa, con una fortunata serie di singoli (The Rockafeller Skank) e remix (Renegade Master dei Wildchild, Brimful of Asha dei Cornershop) una star planetaria, portando il crossover su basi rave dei Chemical Brothers su un nuovo proteico playground fatto di breakbeat ed aperto maggiormente al rock come al funk, ai ritmi del mondo (in particolare latino), al buonumore, agli spazi aperti e al kitsch.

Cook diventa negli anni l’uomo dei mega party sulla spiaggia e contribuisce a sdoganare il cosiddetto big beat, etichetta che si traduce in un vasto insieme di stili e generi messi in gioco e che pescano a piene mani sia dalla tradizione più rockista del hip hop (Beastie Boys), sia da un ampio spettro di musiche degli anni ’60 e ’70 (fm rock, funk, blues, surf, soul, r’n’b, country, jazz).

Oltre al lato più noto legato ai 90s, la sua produzione si caratterizzerà per rilassati interludi marittimi (dalle parti degli Orb più pastorali e del David Byrne più latino) e brani maggiormente legati alla forma canzone (He’s Frank (Slight Return), cover dei The Monochrome Set con Iggy Pop al canto e in generale l’album Palookaville), al rock (le due produzioni per Think Tank dei Blur), al r’n’b e al soul (Demons con Macy Gray), come anche al musical (Here Lies Love ancora con David Byrne) e, in generale, ad un approcio di contaminazioni world che guarda tanto all’Africa (Put It Back Together con Damon Albarn) quanto a Cuba (The Revolution Presents: Revolution) e al Brasile (Bem Brasil).

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