Frank Zappa

Biografia

Frank Vincent Zappa (Baltimore, 21 dicembre 1940 – Los Angeles, 4 dicembre 1993), di origini siciliane da parte di padre (Partinico, Palermo), sposato con Gail, padre di Moon, Dweezil, Ahmet e Diva, caffeinomane e tabagista irriducibile (Winston rosse), il baffo & mosca più famoso della storia della musica, è stato autore, cantante, chitarrista e bandleader, compositore classico-contemporaneo, musicista elettronico, regista, produttore discografico (su tutti, Trout Mask Replica dell’amico-nemico Captain Beefheart, 1969), alfiere della libertà d’espressione (contro la Warner Bros. prima, contro il Parents Music Resource Center poi), talent scout (Lowell George, Alice Cooper, Jean-Luc Ponty, George Duke, Adrian Belew, Warren Cuccurullo, Steve Vai e tutta una serie di batteristi, Chester Thompson, Terry Bozzio, Vinnie Colaiuta, Chad Wackerman).

La sua produzione (1966-1993) consta di una settantina di album ufficiali, molti dei quali doppi e tripli, sintomo di una creatività strabordante, scandita da ritmi da workhaolic (pubblica anche 5 dischi in un anno, anticipando l’artigianato industriale di John Zorn). Lanciato dal freak rock, a metà tra il selvatico e il cameristico, dei Mothers of Inventions (da Freak Out!, 1966, uno dei primi doppi e dei primi concept della storia, a Uncle Meat, 1969, uno dei dischi più sottilmente influenti della popular music, all’insegna della stranezza, da certo prog e Kraut a certo anti-pop intellettualistico e critico, vedere alla voce Residents), Zappa declina la propria carriera in mille direzioni e tra mille incroci, ma sempre mantenendo una cifra fortemente riconoscibile, si direbbe quasi invadente: tra lavori sperimentali (Lumpy Gravy, 1968), parodie dichiarate (Cruising with Ruben & the Jets, 1968), primi vagiti jazz-rock (Hot Rats, 1969), cabaret (la Vaudeville band con gli ex Turtles Flo & Eddie, 1970-1972), jazz da grandeur bandistico (Waka-Jawaka, The Grand Wazoo, 1972), ambiziosi progetti orchestrali e multimediali (200 Motels, disco e film, 1971) e autocatalogazioni (Burnt Weeny Sandwich, Weasels Ripped My Flesh, 1970) che saranno una costante della carriera.

A metà anni Settanta FZ brevetta uno stile e un sound che, per quanto eclettici, rappresentano una sintesi personale delle diverse fonti di cui si nutrono, misto di elementi prog, funk, pop e hard rock (da Over-Nite Sensation, 1973, a Sheik Yerbouti, 1979). Negli anni a seguire l’accento sul dato tecnico – performativo, strutturale, e a livello di costruzione dell’oggetto disco – diventerà sempre più centrale nell’estetica zappiana (da Joe’s Garage, 1979, ai cut up celebrativi della serie You Can’t Do That on Stage Anymore, 1988-1992). Zappa scopre l’elettronica del campionatore (il Synclavier, Jazz from Hell, 1986) e conclude la sua parabola terrena coronando il sogno di vedere eseguita la propria musica “seria” da un ensemble di musicisti preparati e appassionati (l’Ensemble Modern, The Yellow Shark, 1993). Muore a 53 anni per un tumore alla prostata diagnosticato tardivamente, lasciando un immenso patrimonio musicale, anche in forma di inediti d’archivio, gestito con molte difficoltà, intrinseche ed estrinseche, dallo Zappa Family Trust capitanato da Gail e da Dweezil (che di FZ ha seguito le orme chitarristiche).

Criticato per la prolificità, l’autoindulgenza e l’autoreferenzialità, per i testi spesso più scurrili e demenziali che surreali, considerato un quasi-jazzista dai jazzisti, un quasi-rocker dai rocker, un quasi-compositore dai compositori, Zappa è un musicista che non rassicura (non era l’anarchico né il drogato che era lecito immaginare) e che divide, tanto la critica, quanto il pubblico. Ci sono gli zappofili (uno dei più illustri è Matt Groening), sempre a un passo dalla monomania, e ci sono quelli che in buona sostanza elidono Zappa dal proprio orizzonte di consapevolezza musicale. C’è uno Zappa freak e underground, c’è uno Zappa strumentale e chitarrista, c’è lo Zappa jazz, lo Zappa canzonettaro, c’è lo Zappa sessuomane, quello innamorato di Stravinskij e Varèse, c’è lo Zappa ossessivo programmatore di sample frattali: è difficile farli convivere tutti, eppure nessuno di essi è perfettamente sensato se pensato lontano dagli altri.

Per un possibile primo bignami discografico, con dieci dischi suggeriti “per cominciare”, e non perdersi in un mare magnum oggettivamente disorientante, non privo peraltro di secche qualitative, rimandiamo al nostro speciale pensato in coincidenza con il ventennale della morte (4 dicembre 2013): “ZAPPA. Un osso duro“.

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