Grimes (CA)

Biografia

A metà tra producer e cantante, Grimes è tra i volti femminili più eclettici, interessanti e chiacchierati degli anni ’10. Il suo approccio, caratterizzato da un ampio spettro di riferimenti e fascinazioni, colorati e arty come Björk ma anche scuri e wave come Lykke Li e Chelsea Wolfe, si contraddistingue, da sempre, per un giocoso massimalismo laptop based che la stessa musicista ha definito post-internet. Parte integrante della sua fama e successo è un’accurata e indipendente gestione a 360° della propria immagine che va dall’arrangiamento musicale alla direzione dei videoclip, fino alla sartoria dei propri abiti.

La gente della mia età ha avuto internet fin dall’adolescenza“, afferma in un’intervista a View Magazine nel 2011 “Così penso di aver avuto un background musicale differente, fin dall’infanzia. I ragazzi sui trenta o più vecchi non l’hanno avuto, sono cresciuti con i generi musicali. I ragazzi come noi hanno avuto tutto contemporaneamente, ecco perché hai gli Animal Collective e tutte quelle strambe medley band. I generi stanno scomparendo, la gente usa le band come punti di riferimento“.

Claire Elise Boucher nasce il 17 marzo 1988, a Vancouver, da una famiglia di origini ucraine, russe e quebechiane. Dopo gli studi alla Lord Byng Secondary School, e una spiccata passione per il balletto, appena maggiorenne si trasferisce a Montreal per studiare neuroscienze alla McGill University, dove sceglie l’alias Grimes e inizia le prime produzioni DIY. L’impegno nella musica è tanto che dall’ateneo viene presto espulsa; fondamentale però l’esperienza nel Lab Synthèse, dove prende velocemente confidenza con le macchine (drum machine, tastiere e loopstation) e il palcoscenico. In quegli anni inizia a sviluppare grande interesse per la natura, il veganesimo e i viaggi. Nel 2009, assieme al fidanzato, decide di attraversare il fiume Mississipi da Minneapolis a New Orleans con una casa galleggiante autocostruita (Velvet Glove Cast In Iron) munita di soli polli, patate, una macchina da scrivere e una copia di Le Avventure di Huckleberry Finn. Per tutta la durata del viaggio, inoltre, la coppia decide di cambiare nome, optando per Veruschka e Zelda Xox.

L’esordio arriva all’inizio dell’anno successivo, dopo la firma con l’etichetta Arbutus. Il debutto è una cassetta dal titolo Geidi Primes dove il titolo riprende dal nome di un pianeta di Dune, il libro di Frank Herbert. Il debutto riceve ottimi riscontri dalla critica, su tutti Pitchfork e Consequence Of Sound, grazie a un azzeccato cocktail di dream pop e oscura wave. Qualche mese più tardi è il turno del secondo disco Halfaxa, che ne conferma il talento pur con i rischi di vacuità e eccessiva varietà di stili. “Per promettere la Boucher promette bene” scrive Edoardo Bridda nella recensioneeppure il mix è fin troppo variegato e il pop che lega le tracce, benché decostruito e smaterializzato ad hoc, scivola spesso in una generica vaghezza e inconsistenza arty“.

Nell’aprile del 2011 esce l’EP Darkbloom, che vede la presenza del connazionale Chris d’Eon, e accompagna Lykke Li nel tour nordamericano. Dello stesso anno, un feat. nel brano Dream World dei Majical Cloudz. Ma è il 2012 a segnare profondamente la carriera della cantante. Quell’anno Grimes firma per 4AD, etichetta per la quale viene pubblicato il terzo album Visions, trainato dal singolo Oblivion. Registrato in stato di clausura, oscurando porte e finestre, nel proprio appartamento, in sole tre settimane, il lavoro cambia rotta e, pur puntando ancora una volta su un’ampia palette di stili, riesce comunque a mantenere fermo il timone di un art pop autorale. “Filtra l’r’n’b americano e i ricordi 80s in una serie di trend trasversali all’indie contemporaneo come il tastierismo cinematico di Vangelis, certa dream wave nordica di lungo corso, folktronica e qualcosa del glo fi più pop” afferma Edoardo Bridda nella recensione “Un mix d’influenze gestito con ammaliante leggerezza ad ancorare le gassosità di Halfaxa in canzoni, ognuna con una propria identità” . Anche le classifiche strizzano l’occhio alla Boucher: posizione numero sette in Australia, e addirittura casella numero otto nella UK Indie Albums Chart. Nello stesso anno Grimes dà vita, assieme a Tim Lafontaine aka Cop Car Bonfire, al side project Membrain. In previsione c’è un EP (Sit Back, Rewind) ma del progetto vengono pubblicate soltanto due tracce, Airic e Grime, condivise su Soundcloud. La stessa Claire, del resto, ne parla nei termini di un’esperienza prettamente live (“Io mi occupo della parte vocale, ma è Tim il vero genio. Membrain è un’improvvisazione live drone techno, difficile da inserire nelle registrazioni“).

In un’intervista concessa ad SA nel 2012, Grimes parla delle session del lavoro come “un periodo maniacale e senza censure, un purgatorio super-espressivo” che l’ha portata ad essere tesa riguardo ad ogni cosa “e dare eccessiva attenzione ad ogni dettaglio“, ma anche dell’approccio al live set: “vedo lo show dal vivo ed il disco come due cose molto differenti. Il disco è quanto di più personale e privato si possa ottenere. Il live si basa davvero sull’esperienza, sul momento di comunione e sullo stare bene… …credo che il ballare sia una delle cose più belle e liberatorie che le persone possano fare“.

Nel 2014, Grimes inizia a lavorare al quarto album (ancora senza titolo e data di pubblicazione). A giugno esce lo streaming di Go, che vede la presenza di Blood Diamonds, brano scritto per – ma poi rifiutato da – Rihanna. Del brano viene anche prodotto un videoclip diretto dalla stessa Boucher assieme al fratello Mac. Dai toni utilizzati nella nostra, sopracitata, intervista, il nuovo lavoro potrebbe cambiare ancora una volta le carte in tavola: “Mi sto avvicinando alla bass music. Voglio lavorare sulle percussioni e uscire dalla metrica in 4/4. Sto anche lavorando sulla voce non alterata dagli effetti. Voglio fare qualcosa di estremamente pulito, rado, spaventoso e sì, neo-industrial“. Ad agosto, scoppia una piccola polemica con alcune penne di Wikipedia (“Chi continua a mettere ancora su Wikipedia le poche citazioni che ho detto all’inizio della mia carriera sulla droga è uno stronzo. Non voglio che siano parte del mio racconto, e se proprio devono esserlo, voglio che la gente sappia che io odio le droghe pesanti“).

di Daniele Rigoli