Jamie xx (UK)

Biografia

Come Our Love di Caribou sta a una precisa idea di gentilezza house, così We’re New Here prima e In Colour poi stanno per Jamie XX (ovvero Jamie Smith) a un’idea tutta anni ’10 di dilatazioni ed esotismi soul e trip hop. In mezzo scorre un fiume elettronico, o meglio un’idea di psichedelia applicata ai software e alle macchine di stampo clubbista coltivata da James Holden e dalla sua Border Community, e poi attraverso i vari sodalizi umani ed artistici che tutti i citati hanno inaugurato con Four Tet, probabilmente la figura più aggregante oltre che il punto di riferimento per un più ampio comparto di producer non “nativi” del dancefloor ma pienamente integrati nel tessuto dance internazionale.

La storia delle produzioni elettroniche e dei remix di uno dei co-fondatori del fortunato progetto pop The XX è dunque il colorato percorso esotico di un’anima alla ricerca delle personali ghost in the machine nell’epoca del dopo-dubstep e del post-soul caro a Young Turks (vedi SBTRKT), attraverso le lenti di un world-folk-per-forza-di-cose-elettronica che si aggira nei club e nei device portatili della generazione y, millennial che, lungo la prima metà degli anni ’10, ha vissuto un lungo ricombinarsi di generi e stili 90s alla luce di un eterno ritorno ad una UK Garage mutante e trasfigurata, spesso slegata dai club, sicuramente perfetta per il formato album e l’ascolto privato, e pur sempre ritmicamente e sonicamente avvincente e viva, con il polso su un dilatato presente tra intimità, ex colonie britanniche e circuiti.

Classe 1988, Jamie Smith inizia prima come componente (e produttore) degli XX, band attivata con alcuni compagni e amici di lunga data come Romy Madley Croft, Oliver Sim e Baria Qureshi. I ragazzi hanno frequentato tutti la Elliott School di Londra, la stessa in cui hanno studiato, alcuni anni prima, Kieran Hebden ovvero Four Tet (classe ’78), i componenti degli Hot Chip e Burial. L’alias Jamie XX viene inaugurato nel 2009 con la scusa di promuovere il primo omonimo lavoro della band attraverso un mix promozionale per il sito e magazine digitale Fact. Nel 70° episodio della serie, il producer prepara una scaletta dove, assieme a brani della band, alterna produzioni, mix ed edit propri, e tracce dei citati Four Tet e Burial ma anche di Zomby, CocoRosie e altri ancora. L’alias diventa da subito operativo, soprattutto per una serie di remix su commissione che diventano la specialità del producer.

Soltanto nel 2009, Smith produce 3 remix per Florence And The Machine (You’ve got the love), Jack Peñate (Pull My Heart Away) e la sua band (Basic Space), e proprio un remix (NY Is Killing Me) aprirà la strada, l’anno successivo, al suo primo album, di fatto un lavoro composto di nuovi arrangiamenti elettronici di brani contenuti nell’atteso ritorno discografico della leggenda bluesologist Gil Scott-Heron, I’m New Here, il suo primo lavoro di composizioni originali in 16 anni. L’etichetta XL, per sottolinearne l’importanza, firma l’album Gil Scott-Heron and Jamie xx rinominandolo We’re New Here. Il disco, che raccoglie ovunque critiche positive e qualche stoccata (freddo il nostro Gabriele Marino, che pur elogia la sospensione trip-hop di My Cloud, il breakbeat di The Crutch, l’house trascinante di Ur Soul and Mine, la disco di I’ll Take Care Of U e soprattutto N.Y. Is Killing Me che «rimane il ‘nuovo classico’»), remixa le composizioni lo fi di Heron in un coeso lavoro elettronico molto incentrato sulle influenze e il gusto musicale di Jamie XX, ovvero un personale mix di UK Garage, dub, dancehall e dubstep.

Sempre nel 2011 esce il primo singolo autografo del producer Far Nearer / Beat For, dove i quasi sette minuti del primo brano, trainati da un campionamento di quello che sembra uno xilofono o una marimba, mostrano un Jamie tanto lontano dalle atmosfere della band quanto vicino a quelle, africane, colorate e brillanti, di un SBTRKT. Differente invece il secondo brano, che immerge l’ascoltatore nelle tipiche e fumose atmosfere del club del dopo dubstep, tra umbratilità soul e tocchi di nostalgia rave. Nel frattempo, la fama del musicista cresce e così la richiesta per i suoi remix, a partire da Adele che gli affida Rolling in the Deep. A settembre 2011, all’interno del progetto di remix curato dai Radiohead TKOL RMX, Jamie contribuisce con diverse versioni del brano Bloom, mentre a novembre, nell’album Take Care di Drake, la title track è prodotta da lui. Sempre sua la co-produzione di When It’s All Over, canzone contenuta nell’album, pubblicato nel 2012, Girl on Fire di Alicia Keys.

Per vedere di nuovo all’opera Smith da un punto di vista produttivo, al di fuori degli XX – con i quali nel 2012 pubblica l’album Coexist – bisognerà attendere il 2014, anno in cui per Young Turks escono i singoli Sleep Sound e All Under One Roof Raving. Il 10 aprile, del primo dei due singoli esce anche un videoclip  per la regia di Sofia Mattioli. Il clip mette in scena l’esperienza d’ascolto di un gruppo di bambini e ragazzi sordi, dai 5 ai 27 anni, del Manchester Deaf Centre, un perfetto complemento visivo della delicatezza e del senso di intimità (nei movimenti e nello spazio) che il producer porta avanti dall’inizio della carriera. Lo stesso mese è James Blake, in una puntata della sua residency per BBC Radio 1, a mandare in onda l’umorale e floreale “80s ballad” Girl, brano che inizialmente aveva spacciato, ironicamente, con il titolo di Bloke a firma di Simon Tallywhacker. Diversamente, Sleep Sound è una traccia che ritorna a far uso degli arpeggi esotici di Far Nearer (questa volta lo strumento campionato è un’arpa) con l’aggiunta di filtri UK house e di un tocco (soul)folktronico nello stile del coevo Four Tet; non distante All Under One Roof Raving, che aggiunge un pizzico di UK Funky e di chiacchiericcio grime (il campionamento proviene da un film di Mark Leckey del 1999, Fiorucci Made Me Hardcore).

I brani (ad eccezione di quest’ultimo) rappresentano anticipazioni di In Colour, il primo vero album sulla lunga distanza di Jamie XX che esce l’anno seguente, a giungo 2015, dopo la pubblicazione di altre due anticipazioni: Loud Places (con il feat. di Romy) e Gosh, entrambi accompagnati da videoclip. Il disco, spiega Smith in un’intervista rilasciata a ridosso della sua anteprima streaming su iTunes, è da considerarsi parte integrante di un percorso parallelo intrapreso dal trio XX per il seguito di Coexist, album al quale la band sta lavorando già dal 2014. Tra gli ospiti anche il rapper Young Thug e il dancehall artist Popcaan nel brano I Know There’s Gonna Be Good Times, oltre che Oliver Sim (degli XX) nel brano Stranger In A Room. In generale In Colour potrebbe esser visto come il beautiful rewind di Jamie XX, un lavoro tra l’omaggio, la citazione e la reinterpretazione in chiave emotiva e domestica dei continuum elettronici britannici dagli anni ’90 ad oggi.

di Edoardo Bridda
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