Nine Inch Nails (US)

Biografia

Il crossover a base di musica industriale, goth-rock, synthpop, post-punk e heavy metal che Trent Reznor produce sotto la sigla Nine Inch Nails ha segnato profondamente il panorama rock indipendente e mainstream degli ultimi due decenni, grazie anche a un’estetica cruda, ballardiana (e anche un po’ lynchiana), morbosa, spietata eppure attraente – in altre parole, pop.

Il primo album che il musicista originario di Mercer, in Pennsylvania, pubblica sotto il celebre moniker è il fortunato Pretty Hate Machine (1989), prodotto da Adrian Sherwood, Flood, John Frier e Keith Leblanc. È un disco che cattura subito con il suo sound eclettico, calibrato tra l’industrial di seconda generazione, il rock alternativo e il pop elettronico: il disco di platino ottenuto è il lasciapassare per diventare protagonisti di una scena alternative che marchia a fuoco i primi anni ’90 e spazia dai Jane’s Addiction (a tal proposito, storica la partecipazione al primo Loolapalooza organizzato da Perry Farrell nel 1991) e dal cybermetal dei Ministry fino –qualche anno più tardi – a Marilyn Manson, di cui Reznor è stato il produttore e mentore artistico nel momento decisivo della carriera.

Il potente EP Broken del 1992 apre la strada per The Downward Spiral (1994), concept album incentrato su temi come follia, alienazione e suicidio dichiaratamente ispirato a Low di David Bowie e The Wall. Mixato da Alan Moulder, nel fondere industrial e musica computerizzata con timbriche rock sporcate di metal e punk dà di fatto vita a una “new wave” del genere, che incontra immediatamente i gusti del grande pubblico, arrivando al secondo posto della classifica di Billboard. La maturità raggiunta da Reznor come autore e performer gli consente di prodursi anche in colonne sonore di cui cura di fatto il concept artistico e produttivo (Lost Highway, Natural Born Killers) e di ottenere nomination ai Grammy. Nondimeno, non riuscirà a dare un seguito al suo capo d’opera se non nel 1999 con The Fragile, in cui si avvale della collaborazione, tra gli altri, di Bob Ezrin; l’album smorza leggermente i toni dirigendosi verso territori più ambient e rock.

Con With Teeth (2005) i NIN rompono un silenzio durato altri sei anni; stimolato da nuove generazioni di fan e artisti da lui influenzati, Reznor avvia una fase di produzione frenetica che lo porta a pubblicare nel giro di pochi anni altri tre album: Year Zero (2007, concept sull’America di Bush, che riceve un’accoglienza migliore del predecessore), lo strumentale Ghosts I-IV e The Slip (2008), le cui autarchiche modalità di diffusione e promozione ricalcano quelle di In Rainbows dei Radiohead.  Dopo aver deciso di mettere in soffitta la band per un po’ (ed essere diventato nel frattempo un apprezzato compositore di score per il cinema, vincendo un Oscar al primo tentativo con The Social Network), nel 2013 Reznor annuncia di aver completato insieme ad Alan Moulder Hesitation Marks, pubblicato nel settembre dello stesso anno. La line-up del disco include tra gli altri Adrian Belew, Pino Palladino e Lindsey Buckingham.

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