Oneida (US)

Biografia

Gli Oneida sono i figli rinnegati della Grande Mela, fedeli a se stessi (quasi integralisti nel dar forma alla loro idea di suono, ossessivamente pura), onnivori da sempre (la loro idea di musica è omnicomprensiva, dall’avanguardia all’elettronica). Il quartetto di stanza a Brooklyn si è contraddistinto fin dagli esordi per una miscela inacidita e spiazzante di tutto ciò che è stata New York negli ultimi cinquant’anni, dai Velvet Underground ai Sonic Youth, passando per i Suicide – il tutto shakerato nervosamente, filtrato, mai ammorbidito per compiacere. Kid Millions (batteria), Papa Crazee (voce e chitarra) Hanoi Jane (chitarra e basso) e Bobby Matador (tastiere e tanto altro) – questo il nucleo originario – hanno saputo centrifugare la loro storia e quella della loro città in un vortice irresistibile di autistica psichedelia, improvvise rifioriture kraut, il tutto condito da velature avantgarde (alla John Zorn, per intenderci) e tensione mai doma, sempre in agguato.

A differenza dei fratellastri Liars (con cui hanno condiviso dischi, palchi, attitudine, follia) e Yeah Yeah Yeahs (le cui affinità si riducevano alla stessa provenienza, la pimpante Brooklyn di fine secolo scorso) gli Oneida hanno intrapreso un percorso (sempre su Jagjaguwar, escludendo l’esordio) diametralmente opposto che – tralasciando il proficuo intermezzo formato dal trittico Secret Wars/The Wedding/Happy New Year, vicino a sonorità più classiche e digestibili – li ha sempre di più spinti verso uno sperimentalismo a tratti ostinato, ma sempre innovativo, si veda a tal proposito la trilogia Thank Your Parents, di cui l’ottimo Rated O rimane sintesi snervante ed esaustiva. Ma è con Each One Teach One (datato ormai 2012) che gli Oneida raggiungono il loro apice assoluto, perfettamente identificato in Sheets Of Easter, manifesto indemoniato di ciò che la band ha rappresentato negli ultimi vent’anni: il lato più oscuro, ripetitivo e ossessivo di una psichedelia destinata a sopravvivere.

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