Rodriguez (US)

Biografia

Sixto Dìaz Rodriguez è un cantautore classe ’42 da Detroit la cui particolarissima parabola artistica è stata resa celebre da un documentario di Malik Bendjelloul (Searching For sugar Man, 2012) premiato al Sundance e con l’Oscar. E’ autore di due album in studio, Cold Fact del ’70 e ed il pur minore Coming From Reality del ’71, due dischi molto buoni, con momenti di vera e propria grandezza folk rock. Dentro puoi sentirci l’invettiva laconica – in forma talking blues –  e visionaria di Bob Dylan, il ciondolio acido di un Arthur Lee, l’attitudine soul insidiosa del Van Morrison più morbido, il caracollare asprigno di Donovan, l’irrequietezza trattenuta a stento degli Animals e lo strascicato languore d’un José Feliciano. Un po’ crooner e un po’ beatnik – uno dei principali motivi di suggestione sta proprio nel non farti intendere dove finisca l’uno e inizi l’altro – ti mette alle corde con uno sguardo dal basso che sa porsi su un piedistallo di solennità precaria, forte di uno scarto umorale, poetico e culturale – a tratti persino morale – che gli consente di guardare la realtà negli occhi, descriverne le mancanze e invitarla a compiere un salto di qualità.

Dopo un primo deludente tentativo a nome Rod Riguez (il singolo I’ll slip Away del ’67), ci riprovò nel 1970 con Cold Fact (Sussex, marzo 1970, 8.0/10), incoraggiato dai produttori Dennis Coffey e Mike Theodore che ne apprezzarono il talento durante una esibizione da solista in un locale cittadino. Ingaggiato un gruppo di ottimi session man, tra cui il bassista Bob Babbitt – già nelle glorie cittadine Funk Brothers e al lavoro con Temptations, Marvin Gaye e Jimi Hendrix – misero Rodriguez nelle condizioni di sfornare una raccolta di inediti di altro profilo. Desolazione, sdegno e speranza si sovrappongono tra disamine spietate (Crucufy Your Mind), falsa spensieratezza (I Wonder), stillicidi di protesta dylaniani (This Is Not a Song, It’s an Outburst: Or, the Establishment Blues) e lirismo fiabesco (A Nursery Rhyme), anche se il capolavoro coincide con Sugar Man, ballata agrodolce e indolenzita che si rivolge ad un pusher come se fosse assieme ancora di salvezza e carnefice.

Malgrado la qualità della proposta e forse a causa di una promozione pressoché inesistente, Cold Fact si rivelò un totale insuccesso commerciale. Tra quei pochissimi che lo apprezzarono c’era Steve Rowland, ex attore hollywoodiano trasferitosi a Londra sulla scorta dell’entusiasmo per la scena musicale britannica, divenuto quindi musicista (nei Family Dogg assieme ad Albert Hammond) e produttore (aveva lavorato con i Pretty Things e coi The Herd di Peter Frampton). Alla fine del 1970 si ripeté quindi lo stesso canovaccio: un produttore folgorato che mise a disposizione di Rodriguez un manipolo di buoni musicisti (tra cui il percussionista di Donovan Tony Carr, il tastierista di Cat Stevens Phil Dennys e soprattutto il chitarrista  Chris Spedding, noto per i suoi trascorsi con Jack Bruce e Mike Gibbs dei Nucleus, più avanti al lavoro con Roxy  Music e Roy Harper nonché produttore dei primi demo targati Sex Pistols). Cambiò però la location perché le incisioni avvennero nei Lansdowne Studios di Londra.

Coming From Reality (Sussex, novembre 1971) non annoverò pezzi qualitativamente all’altezza dell’esordio, ma resta comunque un buon lavoro dai toni sensibilmente più dimessi tolte le atmosfere asprigne di Heikki’s Suburbia Bus Tour ed il folk-psych resinoso di Climb Up On My Music. Tra i momenti migliori c’è la grave Lifestyles (dalle parti di Tim Hardin), il mesto disincanto di Cause e una I Think Of You che esala svenevolezza da mariachi bacharachiano. Anche per questo secondo opus le vendite andarono così male che la Sussex decise di stracciare il contratto, mentre Rodriguez si convinse che il sogno di fare il musicista doveva rimanere appunto un sogno e tornò a lvorare come operaio edile. Nel frattempo però Cold Fact era diventato un disco di culto in Sudafrica, dove si diffuse a macchia d’olio anche sotto forma di copie pirata acquisendo lo status di discreta colonna sonora del dissenso all’Apertheid. In breve anche Coming From Reality (furbescamente ribattezzato After The Fact) fu ristampato riscuotendo analogo successo, tutto ciò senza che nessuna royalties arrivasse nelle tasche di un ignaro Rodrìguez. Del resto tra i fan sudafricani si era diffusa la leggenda che il cantautore statunitense fosse morto in circostanze poco chiare.

Anche in Australia accadde qualcosa di straordinario in seguito all’intuizione dell’etichetta Blue Goose Music che pensò di poter smerciare nella terra dei canguri i molti vinili di Cold Fact rimasti invenduti in un magazzino newyorkese della Sussex. Dal 1977 al 1981 Rodriguez poté quindi godere di un improvviso momento di gloria nel continente australiano, coronato da due acclamati tour pasturati dalla pubblicazione della compilation At His Best (Blue Goose, giugno 1977) e a cui fece seguito il live album Rodríguez Alive (Blue Goose, 1981). Nel frattempo non aveva mai smesso di studiare, tanto che nel 1981 riuscì a laurearsi in filosofia alla Wayne State University di Detroit. Spente le sirene dell’effimero successo australiano, Rodriguez tornò al suo vecchio impiego, finché, nel 1998, il  gioielliere Stephen “Sugar” Segerman ed il giornalista musicale Craig Bartholomew Strydom – entrambi di Cape Town – non decisero di indagare sulla vita e la leggendaria morte del cantautore Rodriguez, scoprendo come stavano realmente le cose. Invitato nel Sudafrica ormai libero dal giogo dell’Apartheid, scoprirà di essere ancora famoso e apprezzatissimo dai musicisti locali.

Narrando in maniera appassionante questa vicenda, la pellicola di Bendjelloul renderà il suo successo internazionale. I tour si succedono a cadenza regolare dal 2013, mentre sempre più insistenti si fanno le voci relative ad un nuovo album.

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