The Pains Of Being Pure At Heart (US)

Biografia

Portare il feedback nel pop più zuccheroso: questo – a più di vent’anni dall’esordio dei Jesus & Mary Chain – è sostanzialmente l’obiettivo dei Pains of Being Pure at Heart. La band si forma a New York nel 2007. Il cantante e chitarrista Kip Berman, nato e cresciuto a Philadelphia, vi giunge dopo la laurea al Reed College di Portland, dove suona in svariati gruppi locali. Nella Grande Mela, in uno dei tanti lavoretti fatti per sbarcare il lunario, Berman conosce Alex Naidus: i due si prendono subito grazie alla passione comune per certa musica guitar-oriented, come quella degli Smashing Pumpkins, dei Black Tambourine e dei Nirvana. Con l’arrivo di Peggy Wang, il trio è praticamente fatto: oltre a Berman, la Wang suona le tastiere ed esegue anche parti vocali, mentre al basso c’è Naidus. Successivamente, si unirà loro il batterista Kurt Feldman.

L’esordio è un EP omonimo datato 2007 e pubblicato da Painbow, contenente cinque brani che portano in nuce tutti gli ingredienti della proposta del gruppo: chitarre tra l’etereo e il rumoroso, batteria e basso in puro stile new wave, intrecci vocali caramellosi. Due pezzi – This love is fucking right! Hey Paul – saranno poi inclusi nel primo LP, anch’esso omonimo, del 2009. Edito da Slumberland (la stessa degli amati Black Tambourine), The Pains of Being Pure at Heart è la sintesi perfetta tra gli Slowdive e i My Bloody Valentine a ridosso di Isn’t Anything: melodie appiccicose, chitarre noise senza mai coprire di feedback gli intrecci vocali dolci ed eleganti di Berman e Wang, che disegnano storie adolescenziali prive della lussuria dei fratelli Reid. La stampa internazionale lo giudica una prima prova scintillante.

Pochi mesi dopo, a luglio, la band rilascia il suo secondo EP, Higher than the Starssempre per Slumberland. Dietro una copertina che per colori e caratteri ricorda quella di Under the Big Black Sun degli X, i cinque brani mostrano una band ancorata ai porti sicuri del feedback pop, ma con una maggiore propensione all’emotività tipica della new wave, come dimostrato dalla title track e da Fallig Over, che ricorda i Cure The Head on the Door.

A questo punto la band, immersa in una formula consolidata e difficilmente rinnovabile, si trova di fronte allo scoglio del secondo album. La prova viene superata in maniera eccellente: Belong (2011), sempre su Slumberland, viene prodotto da Flood e mixato da Alan Moulder. Per il nostro Stefano Pifferi il disco “offre twee-pop rumoroso e dreaming ai suoi massimi livelli, saturo, dolciastro, melodico e godibilissimo sia nei momenti più “irruenti” (The Body, Girl Of 1000 Dreams, Heart In Your Heartbreak), sia in quelli più tipicamente shoegazing e delicati (Anne With An E, Strange) e inanella gemme su gemme in grado di passare in heavy rotation nelle discoteche alternative così come rimanere intrappolate negli i-pod di un seguito sempre più nutrito e – perché no? – intergenerazionale”.

Simple and Sure e dalla pubblicazione su Soundcloud di Eurydice, nel 2014 arriva Days Of Abandon su Yebo Music. La Wang ha abbandonato una band che, nonostante l’intenzione di proseguire sulla solita formula del passato, pone maggiore accento sul versante pop, non regalando però – secondo Riccardo Zagaglia – “nuovi grandi anthemin grado di competere con gli inni passati”. Ma per i Pains of Being Pure at Heart l’uscita del nuovo disco è la scusa per l’ennesimo tour in giro per il mondo, con un’appendice di quattro date in Italia.

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