Ty Segall (US)

Biografia

Inizia nel 2006, la carriera di Ty Segall, musicista californiano che in pochi anni svilupperà una discografia fertilissima, diventando uno dei maggiori artefici della rinascita garage nella zona della Bay Area. Tre i momenti fondamentali della sua vita artistica. Il primo è rappresentato dagli esordi a Laguna Beach, dove in età adolescenziale entra in svariate band (le più importanti, gli Epsilons e i Traditional Fools, questi ultimi recentemente ristampati dalla In the Red), e soprattuto stringe amicizia con vari musicisti – Mikal Cronin, Charlie Mootheart e Emily Rose Epstein – destinati ad accompagnarlo nel corso degli anni sotto i più svariati moniker, dalla Ty Segall band ai Fuzz in cui milita il solo Charlie Mootheart.

Altro passaggio chiave della sua carriera è il trasloco a San Francisco, dove incontra John Dwyer degli Thee Oh Sees, il mentore che lo introduce nella scena garage locale producendo il suo primo disco (Ty Segall). Dwyer, oltre ad essere il motore del garage rock locale insieme ai Sic Alps, è la guida giusta per un approccio lo-fi che proseguirà negli album a venire fino a Melted, «il quarto disco solista in due anni. […] Tornano i Beatles di Rubber Soul, ancora massacrati da distorsioni di ogni tipo e sommersi in un mare di psichedelia che ogni tanto sfocia nella paranoia dei Thee Oh Sees ma, più spesso, finisce in territori psych pop , passando quasi per casa Ariel Pink».

In seguito arriva Drag City, che in primis dà alle stampe una compilation di 7” ed EP («l’ennesima dimostrazione di come il rock sia la cosa più semplice, affascinante e a buon mercato possibile da realizzare») e a stretto giro di vite licenzia Goodbye Bread (siamo nel 2011), disco che regalerà all’artista visibilità internazionale e che rappresenta «il mondo made in Segall dei vari Reatard, Strage Boys,The Standelles ma anche, a conti fatti, il suo modo garagista di frullare pop, psichedelia e good vibes». Aumenta dunque l’interesse verso il personaggio, e nel susseguirsi delle interviste il Nostro si dichiarerà innamorato dei suoni 60s e 70s, dai Troggs al Bowie di Ziggy Stardust, constatando (via Pitchfork) l’impossibilità per un artista odierno di circondarsi della stessa aurea mitica: The thing about rock’n’roll these days is that there’s a lot of fucking demystified greatness. Coerentemente con quanto dichiarato, si dimostrerà refrattario ai social network, salvo poi essere costretto, dopo le molte pagine unofficial realizzate dai fans, a ufficializzare i suoi profili Twitter (The real Ty Segall, 11 tweet di finta baruffa con l’amico Mikal Cronin) e Facebook.

Arriveranno ancora numerosi album in cui Segall si dimostrerà abile nel variare la formula garage con elementi hard rock (ottimi i lavori con la Ty Segall Band e i Fuzz) e acustici (Sleepers), continuando un’estenuante attività live tanto in America quanto in Europa. Anticipato dal singolo Susie Thumb, il 25 agosto 2014 esce, sempre sulla sodale Drag City, Manipulator, un album che rappresenta «il greatest hits della situazione», afferma Stefano Gaz in sede di recensione. Il musicista porta il disco in giro per il mondo con un nuovo tour. In Italia suona a Verona, Roma e Bologna.

A cavallo tra 2015 e 2016 è la volta della pubblicazione di Ty Rex (versione estesa di due EP precedentemente editi dedicati ai T-Rex – che il Nostro si diverte a rileggere alla sua maniera) e di Emotional Mugger. È questo l’ennesimo album in cui Segall porta avanti il discorso di commistione tra generi chitarristici “sporchi”: l’immersione nel glam cominciata con Twins prosegue, senza dimenticare il garage, il punk e l’hard rock effettato dei Fuzz.

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