• nov
    01
    2009

Album

Autoprodotto

Tre nerd, tre maniaci dei beat, ci regalano (in tutti i sensi: http://www.aboombapcontinuum.com) il loro bignami hip-hop per questi primi dieci anni Duemila. Tutto comincia nel 2008, con un mixtape (Wonk Fonk, funk base e origine di tutto) approntato dal giramondo Laurent Fintoni aka Kper – giornalista freelance e appassionato – allo scopo di accompagnare alcuni articoli su quella che ha definito la "rinascita del boom bap creativo" (anzi, "progressivo") nelle musiche ritmiche-elettroniche degli ultimi anni.

A Boom Bap Continuum, realizzato da Kper assieme a Jim Coles aka 2tall (il più famoso dei tre, si vedano i trascorsi produttivi al servizio di Dudley Perkins e Georgia Anne Muldrow) e Dj Clockwork, sviluppa quella traccia e allarga ulteriormente il campo. Il mix mappa l'evoluzione del fare hip-hop (oltre le etichette, oltre il "wonky", il "glitch", il "bassy"), rintracciandone continuità (il culto della pulsazione, quella cosa che ti fa dondolare la testa avanti e indietro) e discontinuità: centrale la svolta con J Dilla e Madlib, e la conseguente imposizione di un nuovo standard, fatto di ritmi non quadrati ("heavy humanized groove", le famose batterie campionate-non quantizzate), scelte timbriche immediatamente riconoscibili, ibridazioni con l'elettronica, fascinazioni terzo e quartomondiste. La staffetta passa di mano dall'egotismo degli MC all'onnipotenza dei produttori: si impone per vitalità e importanza l'HH strumentale.

A Boom Bap Continuum, evidente un – parzialmente polemico – parallelo con l'Hardcore Continuum di Simon Reynolds, sceglie (e mixa come solo i grandi mix) più di 200 beat, più di 50 produttori, venti pezzi e sette minuti circa per ogni anno, dal 1999 dei Lootpack di Mad, dei Company Flow di El-P, dei jazzofili Sound Providers, di Busta Rhymes, fino al 2009 di Paul White, Dam-Funk, Hudson Mohawke, Nosaj Thing, del "doppio" Mark Pritchard (presente come Harmonic 313 e come solista assieme a Om'Mas Keith dei Sa-Ra con Wind It Up, pezzo che è un po' una sintesi della Weltanschauung di questi nostri giorni).

C'è l'hip-hop "hip-hop" ma c'è anche quello che abbiamo imparato a chiamare dubstep e/o grime (King Midas Sound, The Bug, Joker, Loeafah) e che solitamente siamo abituati ad associare alla dancehall e all'elettronica ma mai all'hip-hop. Boom Bap estetica che travalica i generi. Illuminante il gioco delle assenze: niente mainstream (Large Professor, Timbaland, Pharrell Williams), niente deviazioni dal discorso sul groove (niente Anticon-Clouddead, sì però a un pezzo dei Boards Of Canada, niente Antipop Consortium).

Come tutte le opere di storia, è in realtà un pezzo di letteratura che ci restituisce solo una visione parziale dell'oggetto, e il cui scopo non è informare ma convincere. Qui il messaggio – in controtendenza (ancora il feticcio polemico Reynolds) – è largamente condivisibile: l'HH non è (ancora?) morto, è anzi una delle forze più vitali della musica d'oggi.

1 gennaio 2010
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