• gen
    19
    2011

Album
21

XL

In un periodo in cui quella cofana irrequieta di Amy Winehouse non sembra in grado di reggere il peso della scena, Joss Stone sembra essersi dimostrata una meteora durata giusto lo spazio dell'esordio e mentre Duffy sembra spingere la propria musica verso altri lidi, Adele sembra avere tutte le carte in regole per prendersi lo spazio che la sua voce cavernosa e potente da soul singer si merita.

Dopo un esordio di grande successo commerciale, 19 (numero che indicava anche la giovane età dell'artista), Adele ha aspettato quasi tre anni per affrontare il sophomore, tenendosi adeguatamente lontana dai pericoli che potevano insidiare una carriera ancora tutta da costruire. Si è ritirata oltre oceano, in questi Stati Uniti da soul country nei quali tanto affondano le radici della sua arte (Dusty Springfield, sì, ma anche Wanda Jackson), e in quel di Malibu, in compagnia di una vecchia volpe come Rick Rubin, ha messo insieme questo 21

L'impressione generale è che in un potenziale ancora tutto da scoprire, le carte per durare ci siano. Il dittico iniziale del singolo Rolling In The Deep e di Rumors Has It lascia senza fiato per lo stomp efficace, per la forza dell'interpretazione, per la cura dei dettagli. La liquida He Won't Go sembra superare la Winehouse proprio sul suo terreno, Take It All è la più classica delle ballate pianistiche, quelle che resero grande Peggy Lee, ma anche una buona schiera di cantanti afroamericane degli anni d'oro del jazz. Ci sono episodi meno riusciti (Turning Tabels, ad esempio, si salva solo per gli archi, la cover di Lovesong dei Cure in salsa bossanova convince fin là), ma dobbiamo scrivere il nome di Adele tra quelli da seguire nel prossimo futuro.

7 marzo 2011
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