• mar
    01
    2012

Album

Autoprodotto

C’è bisogno, alle soglie del (quasi) nulla creativo di questi tempi, di ricreare in un bignami monolitico la stessa solita storia, oscura e claudicante, soporifera e passatista? Evidentemente sì, se band intriganti ma di secondo piano come gli inglesi And Also The Trees (per un attimo, trent’anni fa, accostati ai Cure) riemergono cavalcanti l’onda di un dark folk piacevole (mai aggettivo fu più fuoriposto eppure puntuale nel definire tale genere, se reinterpretato così manieristicamente dagli And Also The Trees).

Manca la sensazione, l’origine dell’espressione e si ha quasi l’impressione che non ci sia alcun lampo di veridicità nell’operazione. Proviamo a sintetizzare in una sola frase l’ultimo album – Hunter Not The Hunted - della band capitanata da Simon Huw Jones (voce) e dal solo altro reduce dagli anni ottanta, il chitarrista Justin Jones. Pressappoco, come se Leonard Cohen affogasse i suoi dispiaceri tra i mali degli anni ottanta e infine, s’immergesse nelle acque putride di una Manchester ormai innocua. Questo sulla carta, non sulla pelle, solo bagnata. Come l’iniziale Only, un’ipnosi appena fuori tempo massimo eppure sempre ad un passo dalla compiutezza, tra arpeggi sognanti e sviluppi senza conclusioni. In Hunter Not The Hunted, il pezzo eponimo, Simon Huw Jones dà prova della sua capacità di fare lo spelling (anche in senso stretto) di tutte le coordinate di una certa dark wave anni ottanta.

Soprassedendo sui riverberi settecenteschi di Burn Down This Town (un Mark Hollis colpito dalla malaria) e del valzeraccio ubriaco di Bloodline, le canzoni si susseguono senza lasciare né ceneri né gesti. Si rincorrono talvolta sorprendendo un’atmosfera impoverita ma preziosa (What’s Lost Finds), talvolta (l’imbarazzante Angel, Devil, Man And Beast) rinforzando una mancanza di ispirazione che l’alto numero di ascolti (sconsigliato!) non sembra attenuare. La limpidezza di Whisky Bride pare quasi salutare, una perla in un mare indistinto e monocromatico incapace di colpire, incapace di rilasciare (la finale The Floating Man per un attimo sorprendente, ma è sabbia negli occhi per le orecchie più esperte e sensibili).

19 maggio 2012