• mar
    01
    2011

Album

Quasi Mono

L’ultimo anno è stato foriero di novità per questa brillante formazione bresciana. Innanzitutto l’amichevole forfait del bassista Giorgio Marcelli, nella line-up sin dall’inizio; poi, la Ghosts’ Legs finita nello spot pubblicitario di una nota compagnia telefonica. Soddisfazioni e momenti che hanno lasciato un segno, come l’essere in giro da un lustro con la mente da “trenta e qualcosa”. Così che si avverte subito in questo terzo album che qualcosa è cambiato, che la formula dei dischi precedenti (all'incirca: una personale sintesi di Eels e Wilco, Grandaddy ed Elliott Smith) poteva rimanere valida solo se sottoposta ad aggiustamenti di rotta che tenessero conto del vissuto.

Parlano allora chiaro un titolo e uno scatto di copertina che suggeriscono un fare quadrato, ma soprattutto la sicurezza con cui il quartetto prosegue a sintetizzare tra loro i modelli di cui sopra nel mentre ne indaga i rispettivi padri. Da qui una maggiore elettricità, quel jingle-jangle muscolare alla Big Star che – pur non adombrando l’anima acustica: si vedano il country crepuscolare Merry-Go-Round e la gemma Suitcase, un Brian Wilson folk-rock – pervade diversi brani (la secca apertura For You, una Beautiful Mind di ruvida emotività, la trascinante Place To Hide) e fa bel paio con l’innesto di Gabriele Ponticiello, strumentista eclettico e raffinato. Reazioni che profumano di cambiamento nella continuità, come la produzione arguta di Giovanni Ferrario e la pienezza raggiunta da esecuzione, scrittura e cantato.

Non da tutti, infatti, la sfoglia chiltoniana Meanigless, con un refrain splendido per come rende naturale la complessità, e una commovente Shooting Star da George Harrison alle prese col dylaniano Oh Mercy (l’ombra di Daniel Lanois si stende anche altrove, sullo strumentale Homestead e su certi toni traslucidi); altrimenti, la sensazionale articolazione di una Airstrip Zero in continuo ondeggiare tra luci e ombre e la conclusiva, visionaria Grand Avenue, sintesi di stile e insieme ponte verso il futuro. Maturità, ti accogliamo a braccia aperte. E chissà che qualcuno non presti orecchio anche all’estero.

15 aprile 2011
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