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  • nov
    01
    2006

Album

Acuarela Discos

È il definitivo ritorno dello shoegaze, ma in salsa nera e putrida. Guardarsi sì le punte delle scarpe, ma non con innocente timidezza, bensì con luciferina colpevolezza. Autore di questa nuova nascita: Apse, misconosciuto quintetto della east coast americana (Connecticut, per la cronaca) già autore di prove passate inosservate. Elemento del crimine: Spirit, un 10 tracce estenuante, impiastricciato di una forma di nero colante che ne avvolge ogni piccolo solco pur distaccandosi da cliché ed estetica “negativa”. Arma del delitto: un tribalismo incessante fatto di percussioni lontane, ancestrali alle quali si sommano chitarre lisergiche, ora liquide (From The North), ora cosmiche (il finale di Legions) e una voce lamentosa in lontananza. Obiettivi (pienamente raggiunti): la riproposizione di una sorta di trance d’impianto rock che un decennio fa – in primis Savage Republic – pose le basi per tutto il rock dronato odierno.

La maturità compositiva è superiore alla media, capace cioè di miscelare uno spettro ampissimo di riferimenti che va dal rock krauto dei Cluster fino alle efferatezze tribal-noise luciferine di Deutsch Nepal (epoca Deflagration Of Hell) passando per i Sonic Youth degli inizi, la malinconia dei Cure, certi spigoli post-punk, l’onirica furia repressa di alcuni shoegazers e le dilatazioni strumentali del post-rock. Come dire, 30 e passa anni di musica condensati in pochi minuti dove c’è pure spazio per momenti più distesi come Wind Through The Walls e la lancinante Spirit, l’eterno e etereo liquido amniotico al quale abbandonarsi. Peccato che certi dischi giungano sempre a classifiche di fine anno chiuse; questo in particolare sarebbe finito sul podio.

1 dicembre 2006
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