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  • nov
    01
    2011
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4AD

Scriviamolo chiaramente, senza giri di parole: Bradford Cox è un musicista e compositore decisamente sopra la media della sua generazione. Lo testimonia non solo la creatività fuori dal comune che gli fa pubblicare una quantità di dischi, sia a nome Deerhunter che in solitaria, che ci si domanda se trovi il tempo per fare anche altro nella vita. Ma quello che già vedevamo in nuce in Halcyon Digest, con la nuova prova a nome Atlas Sound è diventato evidente: a differenza di molti act che col passare del tempo perdono in smalto, i progetti di Cox si affinano e raffinano.

La nuggets-delia è la vena principale di un album dove ritroviamo tanto il il folk più pischedelico (Modern Aquatics Nightsongs) quanto certa rumorosità che lo ha sempre accompagnato, in più la wave sia primi sia ultimi 80 (The Shakes, Praying Man: roba da Bono Vox battuto sul suo terreno), il tutto esploso in un'accessibilità pop che sa di sintesi personale ma anche generazionale.

La liquida e dreamy Te Amo è il compimento di He Would Have Laughed che chiudeva Halcyon Dygest: un'apertura verso atmosfere cosmiche, ribatite dalla titletrack, con le tastiere circolari a sostenere un ritornello trasognato spalmato su effettini da sci-fi. Con Mona Lisa (con il piano suonato da Andrew VanWyngarden degli MGMT, affini esploratori dell'universo psych) Cox ribadisce una passione per i R.E.M. che ha sempre fatto capolino qui e là, e Terra Incognita vede l'allampanato musicista confrontarsi con un l'intimità di un bozzetto folk-astrale con una strumentazione ridotta all'osso. Si tratta di una dimensione impensabile solo qualche anno fa, la riprova di una maggiore sicurezza nei propri mezzi ma anche la volontà di stilare una propria sintesi che sublima nella copertina curata da Mick Rock, il mitico fotografo di Raw Power, The Madcap Laughs e Transformer.

Impressiona, come sempre, la cura timbrica per ogni singolo suono sia per i brani registrati in albergo (Terra Incognita e Flagstaff che fa riemergere la vena romantica e androgina di Cox), sia per quelli registrati al Rare Book Room Studios di Brooklyn assieme al produttore Nicolas Vernhes (già collaboratore ai tempi di Microcastle).

Il progetto Atlas Sound appare sempre più come un'universo in espansione, nel quale Cox può liberamente attraversare il folk, il rock, il pop e tutto quello che esiste e declinarlo in una sua personale interpretazione.

1 novembre 2011
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