Tempo poche settimane ed al Quarter Century EP segue un album intero che di quello riprende il titolo e ne completa gli intenti. Quattordici le tracce per una scaletta che espande ulteriormente le coordinate, stabilizzandosi in orbita ellittica sopra una Canterbury robotica e lo-fi, spacciando patafisica e amarezze concrete, art wave e avant-jazz, folk-prog ed electro-ambient. Ai cinque pezzi già noti si aggiungono tra gli altri episodi di ossessiva ebbrezza come il valzerino lunare di Tx313, quella Great Sun che fa galleggiare lo spettro di Syd Barrett in un cocktail Flaming LipsGastr Del Sol, una Wake Up che battezza i Blur di spaesamento Howe Gelb, l'estro power sclerotizzato di Town Calls, il trip-hop accartocciato di Simon Templar e l'oppiaceo lirismo futurista di The Crowd.

Se ti metti a contare i musicisti che hanno reso possibile l'impresa, fanno una ventina compreso il "padrone di casa" Carlo Barbagallo. Un lavoro corale e perciò variegato, forse anche eccessivamente vario, tuttavia pervaso da una palpabile progettualità, da una sola smania visionaria, quasi fosse la lucida frenesia espressiva di chi non conosce altre vie d'uscita o comunque non altrettanto efficaci, gratificanti, necessarie.

20 febbraio 2011
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