• mar
    01
    2008

Album

Three Lobed

Dopo l’ascesa fino al loro personale capolavoro Lapsed e la discesa verso l’inferno della noia esistenziale con tutti i dischi successivi, i Bardo Pond recuperano materiale non del tutto inedito ma mai pubblicato, e mettono in piedi Batholith, l’album che tenta la risalita quando è forse troppo tardi. Per noi come per loro. Messe da parte le velleità folk-acustiche da sonnolenza, i ragazzi sfruttano tutti i trucchi del mestiere: il riff sabbathiano rallentatissimo (ma fin troppo ripulito da ogni sentore di oscurità) in Push Yer Head, la nenia acida nell’iniziale A Tune, qualche vagito shoegaze nella più melodica Slip Away e l’ovvia jam spaziale in chiusura Ssh, dieci minuti di necessari feedback e LSD per l’unico risultato da ricordare.

Poco da aggiungere alla senilità, se non che nei due brani centrali della tracklist la tessitura dello scenario psych li vede due spanne sotto gli Earth meno suggestivi. Secondo i piani, Batholith dovrebbe vedere i Bardo Pond tornare ad avvolgere e sconvolgere con una sana paranoia acida, ma i risultati portano più al tedio interlocutorio che ad un trip degno di questo nome.

4 maggio 2008
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