• set
    01
    2008

Album

Contraphonic

Terzo album per Bevel, moniker dietro al quale si cela
il progetto solista del chitarrista e cantante Via Nuon da Chicago, già al
alvoro coi Manishevitz e cogli ormai
estinti Drunk. S’intitola Phoenician
Terrane
, è il primo titolo per l’etichetta Contraphonic dopo ben più
visibile militanza Jagjaguvar, ed è uno di quei dischi schivi ma preziosi, che
si rimuginano addosso le possibilità del folk rock se mandato in avanscoperta
nei territori conquistati a suo tempo dalle guarnigioni post. Canzoni come
corrispondenti dal campo di battaglia a raccontare la desolazione lasciata dal
passaggio del fronte, ma anche i germogli di nuove cose che nascono e
rinascono.

Voglia di riaggiustare le coordinate, partendo da una
condizione più intima e accorta tipo il Jim
O’Rourke
minimale (in Balustrada,
nella conclusiva Quiet Resort II),
ciondolando in brumose traverse come uno Steve
Wynn
in acido (A Forest Ends),
schermendosi come un John Parish gitano
(The Purchase), paludandosi di
suadente solipsismo John Cale (nel
frinire d’archi della carezzevole Low
Income Glade
o della mesta Since the
World
), e infine lanciando razzi sfrigolanti Brian Eno (nella stupenda Coronation
Day
, nell’attonita In Solitude).

Pianoforte, elettroniche, chitarre, violini, ance, legni, vibrafoni,
percussioni: ecco gli ingredienti di cotante farraginose mirabilie. Ripeto: è
un disco prezioso. Che faticherà a guadagnarsi riscontri proprio come ha
faticato a trovare distribuzione. Per cui, state accorti

1 settembre 2008
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