• ott
    17
    2016

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Autoprodotto

Piernicola di Muro, con il suo progetto BeWider, al netto di una produzione ancora embrionale (Dissolve è appena il suo secondo EP, pur con tutti i dovuti distinguo che approfondiremo tra poco), può già essere inserito senza remore tra i nomi di punta dell’elettronica italiana. Il background come compositore e arrangiatore di colonne sonore gli dona sicuramente una prospettiva esterna e più accademicamente ortodossa rispetto ai “soliti” nomi della scena, rendendolo un piccolo, inatteso ed oltremodo apprezzabile unicum nel panorama nazionale. Come si accennava poc’anzi, la relativa giovinezza del progetto era passata immediatamente in secondo piano già con l’ottimo esordio A Place to Be Safe che proprio chi scrive incensava su queste stesse pagine appena un anno fa.

Questo nuovo EP prosegue sul medesimo versante, ma di fatto abbandonando già i tratti del formato breve (siamo intorno ai 40 minuti di durata, seppur distribuiti lungo appena sei pezzi). La cristallina eleganza e la maniacale cura produttiva sono di nuovo ciò che più colpisce ed irretisce nel primo approccio al sound BeWider, una vera delizia di raffinata compostezza e algida freschezza. La sensazione, lungo i sei lunghi ma mai monotoni pezzi, è che questa volta – ancora più che nel precedente disco – di Muro si sia preso tutta la calma e la rilassatezza necessarie per arrivare esattamente dove intendeva, senza fretta né scorciatoie. Idee complesse, lavorate e cesellate con perizia e mai di fretta. Le tracce scorrono e germogliano, riflessive e consapevoli, e ci guidano con l’ormai abituale classe tra ritmi più ballabili, scampoli dance e house (Shaping Lights, Woods), istanze più ambientali e cinematiche (Horizon, Evolve) e ballads dalle tinte più ombrose (Beneath the Sky, nuovamente con Francesca Amati dagli Amycanbe, e Dust Orbs con Jester at Work). Il tutto è poi permeato da una spigolosa ma estremamente malleabile patina kraut che ne arricchisce ulteriormente la palette.

Eleganz, ma senza dekadenz. Ne vogliamo ancora, perché non è solo l’estrema armoniosità e raffinatezza delle forme qui a farla da padrone. L’altissima padronanza formale non si esaurisce in mero esercizio di stile, ma è capace di rendersi vettore di un contenuto – un’emotività matura e raccolta, forse proprio per questo ancora più valida, e uno spettro immaginifico variegato ma coerente – importante quanto le strutture che la sorreggono. Non è cosa da tutti.

19 ottobre 2016
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