• set
    02
    2014

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Sono passati quasi quattro anni dall’ultimo disco del trio italo-giapponese di stanza a New York. Allora Penny Sparkle sembrava un oggetto elegante ma parzialmente irrisolto, figlio tardivo della sterzata a metà con l’approdo in 4AD di Misery Is A Butterfly ormai dieci anni fa. Se quest’ultimo era stato uno spartiacque nella parabola della band, Barragán, album numero nove, è in perfetta continuità con 23 e Penny Sparkle (e di questo è dichiarato seguito). Si è così equiparato il numero di album più schiettamente post-no wave/noise dei 90s con quelli più arty-pop dell’ultimo decennio.

Quindi è forse giunto il momento di smettere di leggere la produzione dei Blonde Redhead di oggi cercando continuità o discontinuità con la band degli esordi, perché sembra oramai del tutto evidente che, eccezion fatta per Misery Is A Butterfly, le due parentesi sono complementari: una chiusa nel 2004 e una ancora aperta. E stando alle loro parole (vedi intervista durante il tour del 2010), i dischi più recenti sono, più degli altri, i dischi di Kazu (che qui cura anche l’artwork). Rispetto al recente passato c’è un maggior interesse per il field recording e l’ambient, che emerge in tanti dettagli del disco. Ma c’è anche qualche influenza “krauta” (Mind To Be Had, cantata da Amedeo) e un tocco bucolico (la titletrack e il suo flauto che sa di Canterbury).

Non ci si scosta molto da atmosfere arty (Defeatist Anthem (Harry and I)), pop astratto (No More Honey) e nenie infantili (Cat on Tin Roof). Di nuovo c’è un interesse verso il beat (Dripping), seppure sempre declinato attraverso una personale interpretazione (Penultimo). Interesse, forse, figlio anche della collaborazione con il produttore Drew Brown (Beck, Radiohead, The Books).

Nonostante il passare degli anni, i Blonde Redhead rimangono sempre riconoscibili, seppure le loro canzoni difficilmente lascino davvero il segno. Si ha come l’impressione di essere di fronte a un ottimo profumo: ogni volta che lo metti lo riconosci e lo apprezzi, ma dopo poche ore è già evaporato dalla pelle.

2 settembre 2014
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