• feb
    01
    2012

Album

Wallace Records

Arriva al terzo album Nicola Manzan col suo aka più incompromissorio, e continua imperterrito sulla strada dell’estremismo sonoro pieno zeppo di (auto)ironia, vorticosa ipercinesi strumentale e di scudisciate al benpensante e incoerente paese che gli ha dato i natali.

Accantonate le infiltrazioni poliziottesche e/o cinematografiche che squarciavano la coltre rumorosa del precedente Il Nuovissimo Mondo, incupito il senso generale dell’opera – non dichiaratamente un concept, ma evidentemente aperto ad una lettura d’insieme – Manzan tira dritto come non mai sul versante più estremo delle musiche estreme. Grindcore sintetico, cyber-metal, hardcore digitale che farebbe impallidire gli Atari Teenage Riot, svisate harsh (Il Convento Sodomita), elettronica vintage o 8-bit impazzita (Sangue In Bocca) e commistioni popular o classicistico-cameristiche brutalizzate in una centrifuga inarrestabile di pezzi brevi o brevissimi. Il vero suono della contemporaneità è questo, dopotutto. Il suono delle macchine, del parossismo di una way of life tirata allo spasimo, della frantumazione di ogni rapporto umano reso poltiglia da mille, inutili urgenze. La scheggia grindcore made in Napalm Death che fagocita il cut-up radiofonico nazional-popolare di Piccole Soddisfazioni, la voce di Kossiga che introduce Incipit, la filastrocca antipolitica resa in forme infantil-harsh di Remerda, il thrash-metal virulento di Vorrei Sposare Un Vecchio, sono fotogrammi impazziti di una decadenza socio-politico-culturale ormai inarrestabile e da cui niente e nessuno – informazione, politica, chiesa, entertainment televisivo, convenzioni sociali – è escluso.

In questo scenario, rientra perfettamente la scelta di coverizzare i CCCP storici con la nota Valium Tavor Serenase – insieme a You’re Enough, con alla voce J. Randall degli Agoraphobic Nosebleed, l’unico pezzo cantato del lotto – affidata a Aimone Romizi dei Fast Animals And Slow Kids. Resa in maniera insieme dissacratoria e rispettosa, dimostra l’eclettismo e la profondità, anche nella ricerca sonora, del progetto di Manzan.

Non c’è bisogno di mille parole per descrivere l’attualità allo sbando. Bastano lucidità di intenti e capacità creativa. Doti di cui Bologna Violenta è ben fornito.
 

27 gennaio 2012
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