• feb
    27
    2015

Compilation

Mannequin Records

I Bourbonese Qualk sono stati una vera e propria cult band di matrice anarchica, un gruppo sperimentale che metteva in scena una musica “industrial” primigenia che andava da un funk abrasivo a collage elettro-rumoristi, registrando con pochissimi mezzi pionieristici lavori lo-fi all’interno di case occupate, in puro spirito underground DIY. Grazie ad un’ottima compilation realizzata il 23 febbraio 2015 dalla label Mannequin Records, cogliamo l’occasione per parlare di questo gruppo, forse non conosciuto come meriterebbe al di fuori del circolo degli appassionati del genere. Quella che abbiamo tra le mani è un’ottima raccolta, curata e supervisionata dallo stesso Simon Crab (autore anche della grafica del lavoro, assieme ad Alessandro Adriani); il lavoro esce in CD (500 copie in digipak) e in doppio LP (500 copie in vinile nero da 160-gr) e contiene il meglio dell’opera dei Bourbonese Qualk dal 1983 fino al 1987. Il periodo più interessante della band inglese.

Bourbonese Qualk nascono nel 1979 in Gran Betagna, a Southport, da un collettivo di non-musicisti, squatters e anarchici. Il gruppo, a partire dal 1980, si dedica a forme di musica industrial di stampo sperimentale, utilizzando anche drum machine e sintetizzatori, sulla scia di gruppi come Cabaret VoltaireThrobbing Gristle e Severed Heads. Dal 1983 sino al 1987 la band è formata principalmente da Simon Crab, Steven Tanza e Julian Gilbert. Nel 1987 Tanza e Gilbert si allontanano dal gruppo (Tanza si dedica al suo progetto The State) e lasciano il solo Crab a portare avanti i Bourbonese Qualk, coadiuvato dal musicista Miles Miles. Dopo la morte di Miles nel 2002 il gruppo si scioglie definitivamente.

Dal 1984 i membri del gruppo occupano un edificio a Old Kent Road nel sud di Londra che diventerà il loro studio e la loro casa. La band si è sempre tenuta lontana dalle major discografiche, considerate – a ragione – il nemico di un certo tipo di musica radicalmente alternativa al pensiero mainstream. L’approccio musicale anarchico e radicale era molto vicino ai Crass (come ispirazione) e l’impegno contro le politiche neoliberiste di Margaret Thatcher, a fianco dei lavoratori inglesi, era paragonabile a quello dei Test Dept, altro fondamentale gruppo industrial del Regno Unito, con cui i Bourbonese Qualk condividevano la passione per la lotta politica. Come molti altri gruppi inglesi degli anni Ottanta, anche i Bourbonese Qualk, erano avversi all’establishment laburista britannico, che molto spesso non capiva le loro provocazioni. La band evitava accuratamente di cadere in dogmi, cliché e banale propaganda, trasferendo il proprio spirito rivoluzionario non in vuoti slogan, ma nell’innovazione e nella sperimentazione musicale stessa.

Si ascoltino brani come Dream Decade o Head Stop per comprendere come la band avesse fatto propria la lezione dei migliori Cabaret Voltaire di Mix-Up, reinterpretandola con originalità e facendo intravedere seminali bagliori futuri, ampiamente sfruttati e riscoperti “ritualmente” negli anni a venire. Non mancano anche episodi rumoristici tribali che mostrano un’improvvisazione free con derive ambient (God With Us) o che richiamano per certi versi l’industrial rumorista dei colleghi Test Dept, come avviene in Erector e nella metallica Deadbeat. Musica orientale e proto-elettro-synth wave si fondono creando interessanti esperimenti psicogeografici (Suburb City). Una traccia come Return to Order rimane, anche a distanza di decenni, una delle gemme del gruppo inglese, un brano che si agita nel segno dei Clock Dva più dark wave e funk, con un sax da brividi che s’innesta progressivamente su un ipnotico ritmo dub industriale.

Pogrom, tratta da The Spike del 1985, è emblematica dell’influenza e dell’attualità del gruppo: chi ascolta riconoscerà subito che il brano The Walker in Blast and Bottle (2013) dei Raime si apre proprio con il campionamento dell’inizio del pezzo dei Bourbonese Qualk. Si sancisce in questo modo quel debito “simbolico” che lega un certo tipo di sperimentazione elettronica degli anni Ottanta con quella di oggi, chiudendo così il cerchio. Come se non bastasse, si affianca all’uscita della compilation un 12”, fuori sempre per Mannequin, contenente Lies, uno dei migliori brani dei Bourbonese Qualk, remixato in chiave techno industrial per l’occasione da Ancient Methods, una delle più interessanti realtà elettroniche contemporanee, a riprova di certe radici e tradizioni nell’innovazione musicale che si riverberano con urgenza attraverso il tempo e la tecnica.

Colonna sonora perfetta della decadenza urbana, tra incubi distopici e sogni libertari, oggi come allora, i Bourbonese Qualk ci mostrano, da un passato mai dimenticato, lo spirito e le forme possibili della resistenza del futuro.

 

19 marzo 2015
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Bourbonese Qualk 1983-1987

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