• apr
    01
    2009

Album

The Track & Field Organisation

Quinto album in sei anni per questo quartetto inglese che sembra aver scoperto il trucco per tracciare la linea più breve tra rock alternativo britannico e americano, così da togliere di mezzo ogni intralcio alla verve, libera così di sbrigliarsi frizzantella e passionale. Chitarre, basso e batteria – non si scappa – fanno una quadratura inattaccabile, solida, carezzevole. Il passo è fresco e vigoroso e fresco con implicazioni malinconiche, le ruggini che senti sono scosse d’assestamento da linea d’ombra, le melodie spacciano trepidazioni senza mai mollare la briglia dell’entusiasmo.

Ecco quindi una St Albans che stempera ugge Steve Wynn ed estro Blue Aeroplanes, ecco Don’t Bury Us come potrebbero dei Pavement impelagati Blur, oppure una Stay Friendly come degli Oasis strattonati Uncle Tupelo. E poi altre combinazioni di sapori sempre sul filo tra alternativo d’Albione e il dirimpettaio Americana, scomodando Neutral Milk Hotel in Cinema vs. House, Gomez e Sebadoh in Son Of The Man, certi Stereophonics in orbita Malkmus in Old Wounds, e via discorrendo.

Disco di cose semplici e banali ma convinto e – perciò – convincente. Come dire: il segreto del buon pop-rock.

1 aprile 2009
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