Libri
Mondadori

Dati alla mano, sulla carriera ed il canzoniere dell’artista originario del New Jersey sono state realizzate un numero cospicuo di pubblicazioni dal taglio disparato. Critici, autori o seguaci armati di penna sono riusciti a sviscerare una moltitudine di tematiche ricorrenti nella lunga e tormentata carriera di Bruce Springsteen: il desiderio d’evasione, il successo, le difficoltà, gli amori, la (E Street) band, la politica, il cinema o – sintetizzando – il sogno: tema per eccellenza. Sì, perché qui i sogni sono a portata di mano. La mano destra di un giovane americano che è riuscito a conquistare il mondo solo con la sua chitarra, sfidando le badlands – i quartieri proletari dove si respirano a pieni polmoni le difficoltà della working class dei primi anni ’50.

La vita di Springsteen potrebbe essere il soggetto di un film di Scorsese ma anche quello di un libro appassionato e sincero, raccontato a cuore aperto, proprio come lo è questo Born To Run. Una prova rara, in cui la voce del protagonista assume toni universali arrivando a tagliare trasversalmente l’America beat, raccontata da Kerouac, così come le traversate verso la Promised Land della California a cui Steinbeck seppe rendere giustizia in Furore. Più di cinquecento pagine in cui viene scandagliato con rigore ogni angolo dell’universo “Springsteen”. Così alla natura cupa ed insicura dell’inguaribile sognatore – ossessionato dai fantasmi della sua famiglia e dalla conflittualità col padre – si contrappongono le luci della ribalta, i primi successi di Born To Run, l’exploit mondiale di Born in The Usa, finanche i concerti con più di centomila anime.

Una storia fatta d’alti e bassi umorali e anni passati a scacciare demoni pronti a risucchiarlo negli anfratti più nascosti della mente, dove il Nostro nasconde un senso d’insoddisfazione maniacale che lo porta a mettere continuamente in discussione tutto, anche lo stesso sodalizio con la E Street Band, a cui sono dedicate le pagine migliori. Una band/famiglia, edificata mattone su mattone imbarcando musicisti diametralmente opposti e trovatisi a far parte di una formazione divenuta – a sua modo – leggendaria, che pur ha dovuto fare i conti con screzi, tensioni e addii forzati (paragrafi commoventi sono dedicati a Danny Federici e Clarence Clemons). È la storia di fuggiaschi alla ricerca di quel «sound da un milione di dollari» e di una vita che sappia accendere la miccia del fuoco incandescente del rock, presi dal voler trasformare quel furore in energia e in sguardo critico sulla contemporaneità: la discografia di Springsteen scava nella tradizione americana (The Ghost of Tom Joad) e nelle sue contraddizioni (The Rising), ma lascia spazio anche all’amore nudo ed arreso per una donna (Tunnel of Love) che per l’artista del New Jersey si rivelerà salvifica quasi quanto la Beatrice di Dante. Un giro intorno al mondo iniziato dai sobborghi di Asbury Park e terminato sulle coste calde della Jersey Shore, proprio a voler sottolineare quanto le radici continuino ad essere fondamentali (in più di sessant’anni di vita) per l’uomo «nato per correre». Born To Run apre nuovi spiragli sul mito di colui che, non a caso, è stato definito «The Boss»: una calda brezza malinconica che spira senza sosta tra le pagine senza mai disvelare la magia di fondo. Springsteen c’è riuscito ancora: non c’è trucco né inganno, solo la voglia di raccontarsi finalmente inerme ma non del tutto arreso. Libro imprescindibile per i fan e ottimo per i neofiti, insomma.

Ma veniamo alle note dolenti. Se da un lato la genuinità del raccontarsi è riuscita a rendere ancora più saldo il rapporto con i propri seguaci, dall’altro fa storcere il naso la scelta puramente commerciale legata a Chapter and Verse, album giustificato dal Nostro come guida-sonora nella lettura dell’autobiografia. Un’idea interessante, resa ricca forse dalle sole prime registrazioni lo-fi con i Castiles e Steel Mill, formazioni dove milita un acerbo ma promettente Springsteen già alla ricerca di un sound che riesca a mescolare tensioni rock, roots, soul, blues e folk. Sono solo l’antipasto che preparerà il terreno all’esordio discografico Greetings from Asbury Park, un disco che getta le basi per la nascita della E Street band e dove già sono riscontrabili alcuni tratti distintivi della poetica springsteeniana: la grumosità della narrazione, arrangiamenti trasognati e scrosciante sudore nelle performance live. Le restanti tracce fungono solo da viatico al racconto autobiografico, ma sono comunque molto meno del Greatest Hits che sancì il primo ventennio d’attività di Bruce Springsteen and The E Street Band. Avremmo apprezzato il disco come allegato gratuito al libro, magari anche solo in formato elettronico, ma – come al solito – non siamo noi a dettare le regole del gioco. Album al limite del superfluo. Se siete alla ricerca di outtakes, vi consiglio vivamente di virare sulla raccolta Tracks, anch’essa datata ma decisamente più appagante.

10 novembre 2016
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