• set
    30
    2016

Album

Skeleton Key

Esisterà sicuramente un’urna in cui le ceneri di CBGB, Factory e la Londra del ’77 si mescolano dando vita ad un revival che non è mera retromania ma cosciente eredità di un filone punk e post-punk impegnato, critico nei confronti di alcuni meccanismi sociali e sincero nel suo dire le cose senza giri di parole. I Cabbage vengono da Manchester e non hanno alcuna remora nel raccogliere l’eredità di cui sopra in uno scenario post-XX secolo dove la storica data dei Sex Pistols alla Lesser Trade Free Hall è l’inizio di un movimento che non è sopravvissuto alle tendenze elettroniche e dance degli anni Novanta e a tutto quello che ne è seguito.

Come superstiti che camminano sulle macerie di una città in un’atmosfera da Germania Anno Zero, i ragazzi britannici fondano la propria identità sulla forza ribelle del socialismo dei Clash e sulle venature estetiche dei The Fall. Quella che è stata la «Manchester’s most exciting new thing» si auto-definisce come un «idiosyncratic, satirical attack in the form of discordant neo post-punk»: lo scorso EP Le Chou e, soprattutto, Uber Capitalism Death Trade, rendono giustizia a questa visione dall’interno. Esternamente invece i Cabbage convincono perché sanno muoversi attraverso i cimeli dell’oscurità dei primi Warsaw/Joy Division urlando la loro natura sovversiva in maniera urticante come il Johnny Rotten più in forma, non disdegnando la provocazione estrema di un G.G. Allin.

Se la title-track sembra quasi uscita dal calderone punk britannico della fine degli anni Settanta, Fickle verte più sulla poliedricità degli A Certain Ratio resa più violenta dalle vibrazioni Magazine Buzzcocks. Fin qui potrebbe sembrare tutto un rimescolare il passato e niente di più, ma, come si accennava prima, quello che rende così affascinanti i Cabbage è la consapevolezza di venire da un luogo ben preciso, Manchester, e di essere figli della grande truffa del rock & roll, di avere voglia di parlarne, e per questo di mettere in bocca le parole della loro Tell Me Lies About Manchester (già un classico dei loro concerti) a chi ha vissuto l’exploit dell’Hacienda così come chi ancora non c’era e vive nel mito della Factory. E se di post-modernismo si tratta, non può non abbracciare anche quello che “c’era prima”: gli 101’ers di Joe Strummer in Free Steven Avery (Wrong America), brano che porta il nome dell’uomo del Wisconsin imprigionato ingiustamente per stupro e tentato omicidio, e scagionato dopo un test del DNA.

Cabbage (risposta mancuniana ai canadesi Ought?) fondano la loro natura su coordinate spazio-temporali ben definite ma risultano piacevolmente anacronistici in un sound che maneggiano con abilità e con la convinzione di conoscere a fondo la propria identità e cifra stilistica. Presunzione? No, bravura.

31 ottobre 2016
Leggi tutto
Precedente
Brant Bjork – Tao Of The Devil Brant Bjork – Tao Of The Devil
Successivo
Duchess Says – Sciences Nouvelles Duchess Says – Sciences Nouvelles

album

artista

artista

artista

artista

artista

Altre notizie suggerite