• apr
    01
    2012

Album

Dischi Obliqui

I Casa sono una creatura raffinatissima. Se proprio vogliamo, potremmo obiettare loro di salire spesso sul torrione del loro castello senza considerare la situazione storica. Errata corrige, per chi la considerazione risulta errata: vale a dire, non è un difetto in sé, ma solo per alcuni lo può diventare.

La miscela di cui si alimenta Crescere un figlio per educarne cento pesca da tante strutture libere e mille avanguardie (così nei titoli, da sempre: un giorno c’era Terry, oggi c’è Morton), ma anche dalle forme cantautoriali che nascono dalla conoscenza delle strutture libere. A volte i Casa sembrano sospesi tra Robert Wyatt e i Karate, senza però ombra di crepuscolo. Altro tratto notevole: è musica difficile ma mai a terra con l’umore, che comunica, al di sotto delle canzoni e nell’immanenza del mood, il piacere di fare dischi con arrangiamenti curatissimi e obliqui (i Casa qui sono in compagnia di otto musicisti jazz, blues e rock). Con i vocalizzi di Bordignon che inseguono la propria penna, e non viceversa, e quindi si attorcigliano così come il testo ricorre a circolare su strade che si è battuto esso stesso, piroettanti.

Il sistema si tiene perché i Casa sanno reggere il ruolo che si sono ritagliati, ormai al quinto disco. La coerenza, pur nel lavorare prendendo a manciate i generi, resta intatta, la riconoscibilità è massima, nonostante la mancanza, dentro questo capitolo, di Francesco Spinelli, membro della band dal 1998, sostituito dalla chitarra di Marco Papa, e nonostante il contributo, certamente personalizzante, del sound designer Andrea Santini. Avere una band così non ne educherà cento, ma plausibilmente manterrà un riferimento di qualità certo, fuori dalle dinamiche (su cui spesso si appiattisce il dibattito sulla musica peninsulare) indie / non indie.

1 agosto 2012