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Anno carico di pubblicazioni su Battiato il 2010. Tra ristampe di volumi secondari eppure importanti (quello di Enzo Di Mauro), libretti analitici di una singola canzone (Giuseppe Pulina su La cura) e nuove esaurienti biografie (Annino La Posta), arriva a puntino questo libro di Christian Zingales, che pare racchiudere un po’ tutte le direzioni intraprese dalle altre pubblicazioni.

Il giornalista di Blow Up è tra le penne più particolari del nostra critica musicale, una sorta di outsider in bellavista che si ama o si odia, e non è un caso che dopo un volume di elucubrazioni parecchio divaganti sul songwriting di casa nostra come Italiani Brava Gente la sua attenzione si rivolga completamente a Battiato, altro outsider (che tale non è rimasto) e figura su cui l’esegesi – spesso immobilizzata in un’agiografia stucchevole – non ha ancora detto abbastanza.

Zingales invece ne delinea prima una sorta di ritratto morale ed esistenziale, inserendovi cenni autobiografici e confronti solo apparentemente improbabili; poi ripercorre la carriera di Battiato non tralasciando alcuna pubblicazione ed evidenziando disco dopo disco fili conduttori e contraddizioni sottili attraverso una serie di intuizioni lucide e azzeccate. Si leggano a tal proposito il confronto fra il catanese e Berlusconi (che coglie perfettamente il radicale disprezzo del primo nei confronti del secondo) e l’analisi dei primi dischi pop (in particolare quella de L’era del cinghiale bianco). Momenti in cui la storia personale del cantautore e della sua produzione intersecano lo spirito di quei tempi e l’attuale, in un crocevia che illumina la portata evolutiva dell’opera di Battiato per la canzone italiana tutta.

Certo, lo accennavamo in apertura, Zingales è penna alla quale bisogna prendere le misure. E in questo volume, che soprattutto nella prima parte sembra il tentativo di saldare una sorta di debito formativo, non trattiene il fluire di una scrittura che sfiora il letterario per complessità ma fortunatamente non per pesantezza libresca. «Qui si parla di Franco Battiato, sappiatelo, uno che non si sa se ve lo meritate, e se ve lo meritate, sappiatelo. Dici Battiato ed è subito un’euforia, una festa di oscurità, di luci forti e sfuggenti, tutto un gioco di sguardi dove lo sguardo non può arrivare. Un’estate solitaria, nella spiaggia dell’avanguardia, le armi puntate contro il nemico, combattersi a viso aperto, senza volerne sapere, la giocosa disidratazione del barocco, trasparenze velate, fettine di sé, nessuna pietà mai, un amore così grande, superarsi in corsa pensandosi altro, pensando ad altro… Sappiatelo.»

27 ottobre 2010
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