• nov
    07
    2011

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I Civil Civic sono Aaron Cupples e Ben Green. Chitarra il primo, basso il secondo (più noises per entrambi), i due vengono dall’Australia ma si dividono tra Londra e Barcellona e ora, dopo un ep di esordio in cui rodavano la loro energica formula al guado tra wave muscolare, attitudine noise ed dance bislacca, arrivano all’esordio con Rules.

Sulle dieci tracce strumentali del full-length aleggia sempre lo spettro battlesiano – le fratture ritmiche, la nuova elettronica al servizio del math-rock corposo e vario – così come il mix iconoclasta di electro virata rock in dancehall style che fu dei troppo presto dimenticati Death From Above 1979, e ci meraviglieremmo del contrario, vista l’influenza che i primi hanno avuto sul connubio electro-rock contemporaneo e la sottovalutazione che ha colpito i secondi.

Con la loro fedele drum-machine The Box e qualche ammennicolo elettronico (synth e tastiere), il duo innerva le bordate di chitarra e basso muovendosi con nonchalance tra accenti nu-gaze ritmati (Airspray) e anthemiche aperture wave-disco (Run Overdrive), senza farsi mancare graffianti e incompromissorie esplosioni noise (Street Trap, Less Unless) o incursioni in territori wavey (Lights On A Leash parte come i Cure d’antan strumentali pompati oltre misura di steroidi).

Le bizzarre aperture spacey-coatte in crescendo di Sky Delay o quelle noise-pop di Slack Year (lo shoegaze al tempo delle macchine?) così come le pestone reminiscenze Battles di Less Unless – più di un occhio strizzato al dancehall alternativo – dicono di una band con le idee chiare nell’unire istanze apparentemente diverse – prog, electro, indie, dance, pop, math, ecc. – con piglio irriverente e sardonico. Si definiscono “instrumental no-nonsense no-wave pop” e per quel che può valere, l’autodefinizione ha pienamente senso. Certo è che il senso di deja-vu è piuttosto evidente.

16 novembre 2011
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