• giu
    01
    2012

Album

BMG

“Non hai ancora sentito il loro ultimo disco”, fa Homer Simpson a Lisa in uno degli episodi più amati della serie (Homer's Barbershop Quartet, 1993), quando lei gli fa notare che il singolo del suo quartetto a cappella, i Be Sharps, ha superato in classifica i Dexys Midnight Runners. Non devono essere stati in molti a credere, fino a pochissimo tempo fa, che quella di Matt Groening si sarebbe rivelata una previsione miracolosamente azzeccata. Da quanti anni l’enigmatico, ineffabile, idiosincratico Kevin Rowland promette un nuovo album della sua creatura? Troppi, davvero. Ventisette, per la precisione, da quel Don’t Stand Me Down (1985) che segnò – a torto, anzi tortissimo – l’inesorabile declino di una delle band più distintive del post-punk britannico.

Semplicemente perché non c’era stato niente di minimamente paragonabile alla gang di celtic soul brothers messa assieme da quel pazzoide di Birmingham (ma di sangue irlandese e quindi “negro d’Europa”, secondo il vangelo di Roddy Doyle e dei suoi Commitments) che si credeva, con grande dose di faccia tosta, l’erede di Geno Washington e Van Morrison. Una parabola rapida e anfetaminica (come la dexedrina che battezza il combo, appunto), inesorabilmente legata a fasti di un ormai irraggiungibile e irripetibile passato anni ’80. L’ascesa, i successi, il tonfo, l’oblio. Sulle prove soliste del Capo meglio stendere un compassionevole velo – anzi no, ché la copertina in lingerie di My Beauty (1999) dice tutto sul personaggio e il suo egocentrismo autodistruttivo (o la sua totale onestà, a ben vedere). Ed è proprio da lì, da quella egocentrica e maniacale esigenza di mettersi su un piedistallo/palcoscenico che dobbiamo partire per collocare al posto che merita questo One Day I’m Going To Soar: la sua opera più completa, profonda, riuscita. Il suo disco definitivo.

Come?!?! Più di Searching For The Young Soul Rebels? Più di Too Rye Ay? Sì: laddove quelli erano raccolte di canzoni-manifesto slegate e indipendenti (e pertanto riuscitissime in sé), riunite intorno una precisissima idea estetica, qui siamo in presenza di un vero corpo vivente, un musical in piena regola che attraverso undici momenti (e qualche reprise) ci racconta chi è stato, chi è e chi sempre sarà Kevin Rowland. Inguaribile sognatore (Now) , impenitente guascone assolutamente incapace di amare e restare fedele (Incapable Of Love), eterno outsider senza compromessi (Nowhere Is Home) ancora in attesa di librarsi in volo (soar, appunto), di liberarsi nella catarsi definitiva (Free).

I want to be everything, I want to be the man of my dreams” canta con voce di certo addomesticata rispetto le intemperanze giovanili, ma sempre profonda ed espressiva, in grado di scandire ogni sillaba come se fosse l’ultima (“take your Irish stereotipe / and shove it up your arse”), caricandola del preciso significato che deve avere. Già, perché ogni accento, ogni frase, ogni suono in questo album è fondamentale, di vitale importanza. Non per niente Rowland ci ha messo quasi dieci anni per scriverlo e registrarlo, radunando a sé ciò che resta della ciurma a partire dai graditissimi ritorni dei veterani Pete Williams, “Big” Jim Patterson e Mick Talbot (sentite un po’ il tocco inconfondibile dell’ex Style Council nella morbidissima bossanova di Me, e ditemi se non vi sentite a casa); c’è spazio anche per ospitate di glorie punk come Ben Brierly (Vibrators) e l’ex Pistol Glen Matlock, dove la parte del leone la fanno i fantastici arrangiamenti di archi e fiati di Ben Trigg e gli irresistibili interventi della vocalist Madeleine Hyland, controparte femminile nel teatrale (e divertentissimo) dittico I’m Always Going To Love You / Incapable Of Love.

Il resto… è tutta anima, soul vecchia scuola dal “solito” northern (Free) ad Al Green (la super-sexy She Got A Wiggle), dalla Love Unlimited Orchestra (I’m Always Going To Love You) a Marvin Gaye (esplicitamente citato nella conclusiva It’s Ok, John Joe), eccetera eccetera. Con infinito gusto, classe e ispirazione. One Day I’m Going To Soar è un inatteso colpo di coda in grado di riscrivere una storia, di ridefinire un’intera carriera. Quante volte vi capita di trovarvi davanti un disco così?

7 settembre 2012