• apr
    01
    2011

Album

Mad Science

C'era una volta Dj Quik e la Golden Age dell'hip hop statunitense. C'erano l'attitudine HC newyorkese e lo spirito rilassato e smooth di L.A., le scintille col morto tra East e West Coast e le guerre fraticide tra Crips e Bloods. C'era per l'appunto la carriera ventennale di un produttore/rapper/beatmaker nato e cresciuto a Compton tra più rispettati della costa ovest: una specie di Dr. Dre in miniatura.

La novità è che Dj Quik, all'anagrafe David Marvin Blake, è ancora qui e ha pure un sacco di cose da dire. A dimostrarlo c'è The Book Of David, album licenziato dalla sua Mad Science in questo 2011 segnato dal'omologazione del crunk lilwayniano, dal noioso hipster-hop di Tyler The Creator o dalla compravendita dell'anima di giganti come Snoop Dogg (di cui Blake mixò nel 2007 l'album Ego Trippin) da parte dell’euroconvertitore David Guetta. A dispetto di tutto ciò, Quik ci regala una boccata d'aria e una colonna sonora perfetta per quest'estate insolitamente fresca e conciliante.

E' chiaro fin da subito con Fire & Brimstone in cui si rispolvera la tipica inventiva ritmica dell'hip hop con la h maiuscola; poi in ordine sparso Luv Of My Life, Ghetto Rendezvous, Flow For Sale o la troutmaniana So Compton, tutte figlie del bay area sound, impregnate di devozione funkadelica a cavallo tra hip house, G-funk ed un sacco di losangelini (Gift, Kurupt BlaKKaz). Le liriche sono quelle di uno che ha vissuto tutto sulla propria pelle senza nessun compiacimento del passato gangsta. In questo senso Killer Dope possiede il ritornello/manifesto con il refrain "the street never changes, only faces do", come a dire che il ghetto-meccanismo è sempre lo stesso: cambiano solo le facce delle persone che scompaiono sotto i colpi di Glock.

Non mancano poi i numeri r'n’b (Do Today, Real Women, Hydromatic, Time Stands Still), sempre pregevoli e sempre ben interpretati dai feat. di Jon B. o Dwele: miele e classe. Qua e là ricompare pure l'ultrabeat lirico (rubato dall'anticoniano Dose One) di Bizzy Bone direttamente dai defunti Bone Thugs-n-Harmony. A proposito di grandi ritorni, in Boogie Till You Conk Out, è proprio lo scambio di battute sul microfono tra una pietra miliare come Ice Cube e lo stesso Quik a restituirci il commovente momento verità di questo disco: "Quik you are a Genius!" "No… you are a genius!" "Ok… I'm a genius! hahahhaha..". Modestia e consapevolezza in un solo colpo.

Per concludere, non pensiate che questo sia un disco per nostalgici. TBOD è piuttosto un lavoro che fa venire la nostalgia di un tempo in cui fare hip hop era anche un modo per tramandare la musica del passato direttamente nel futuro (dov'è finita la cultura del diggin'?) e non semplicemente un modo per espandere l'ego ed il portafoglio di qualche rapper con sindromi depressive. Bel colpo vecchio!

9 agosto 2011
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