• apr
    07
    2017

Album

Leisure System

Bastano le prime note della title track che apre il disco, Cellular Automata, per comprendere che il ritorno su album di Gerald Donald con il suo alias/duo (concettualmente) germanico condiviso assieme a Michaela To Nhan Le Thi, senz’altro il più importante e significativo dai tempi dei Drexciya, sarebbe potuto uscire in un qualsiasi anno successivo alla pubblicazione del precedente lavoro lungo ad oggi. Oggi, a dieci anni da Calabi Yau Space, il focus tecnologico-scientifico del progetto rimane il medesimo, come la presenza dell’uomo marginale di fronte allo spettacolo della pura conoscenza, dell’invisibile e del più infinitesimale, del puro stupore dietro a una nuova scoperta di laboratorio al CERN (un titolo su tutti: Linear Accelerator) o anche solo l’immaginare che l’internet possa sognare se stesso (ovvero la domanda finale che Herzog si pone nel suo recente documentario) o che le navicelle spaziali possano a loro volta creare delle repliche nel deep space (nine) – Von Neumann Probe – ed arrivare là dove nessuno è mai giunto prima.

Gerald, che ora si fa chiamare Rudolf Klorzeiger, ha abbandonato il precedente alias di Heinrich Mueller, scelta sensata anche solo per togliersi da ogni relazione / fascinazione o parallelismo con i regimi totalitari, la narrativa politico-fantascentifica di Dick e Ballard e i suoi riflessi sull’epopea della sua Detroit, dal fordismo di fine Ottocento alla bancarotta di ieri l’altro. I contorni di quell’immaginario non sono più direttamente applicabili a questa seconda parte della carriera di Dopplereffekt (iniziata già nel 2003), e del resto anche i tempi della Gigolo e dell’endorsement da parte della comunità electroclash sono ormai lontani, così come la musica eminentemente elettronica del progetto non è più declinata sull’asse electro-techno quanto su quello di una severa versione da Kraftwerk del 21° secolo. Niente pop, niente romanticherie à la Flur e via ogni particella di Mitteleuropa, di flirt Berlino-Detroit; dentro solo la sintesi più intima, perché tutto alla fine si riduce ad una sola cosa: la relazione tra l’uomo e la macchina, con l’interfaccia ad unirli e separarli ad assottigliarsi sempre di più.

Anche i paralleli con i primi Autechre, rintracciabili in Calabi Yau Space, sono venuti meno mentre a permanere è una tavolozza di colori grigi sotto forma di pennellate siderali sullo sfondo, quella sì un po’ romanticona alla fin fine. Già, perché rispetto alle sperimentazioni elettroniche che abbiamo recensito nell’ultimo biennio, Dopplereffekt rimane una discreta e pulsante entità immaginifico-musicale, proprio perché musicali sono, da lungo tempo, i segni e significati legati agli arpeggiatori, alle traduzioni computazionali, alle timbriche dei Korg e delle Roland, agli scrosci ed anche ai glitch/noise di cui Gerald ancora si serve. Ci sono costruzioni soniche sviluppate con ben meno “umano” in giro oggi, anche a partire dal lavoro monstre degli Autechre ultima maniera, quelli di elseq 1–5, che ha dato una bella stoccata a tutto il movimento HD più concettuale e Object-oriented ontology (OOO) orientato.

Eppure l’elettronica da camicie bianco e a zero beat di Cellular Automata, in un periodo storico dove il dibattito sull’automazione e i suoi rivolti zero work sono belli vivaci (vedi Nothing di Kode9), le teorie post-marxiane e post-strutturaliste rimbalzano per la rete come palline da ping pong, e non ultimo, un rinato dibattito attorno allo sviluppo dell’intelligenza artificiale ha rinfocolato i presagi di una minacciosa Skynet, non è affatto un ascolto per nostalgici del ‘900, pur che in essa non ascoltiamo nessuna delle riduzioni “organiche” che sono di fatto la base delle produzioni elettroniche anni ’10. Basta solo ascoltare ciò che Actress sta anticipando sul suo (particolarmente cibernetico) ritorno discografico AZD, o ciò che Zomby ha prodotto nell’ultima parte della sua carriera – per non parlare di un adepto dichiarato come Objekt (con cui il Nostro ha collaborato nel recente passato in Hypnagogia) – per capire quanto l’influenza e l’importanza della musica di Gerald sia ancora pulsante e il suo messaggio, ribadito in questo splendido Cellular Automata, bello traslucido ed enigmatico come non mai, anche di più rispetto a quegli anni fine 00s pre-scoperta del Bosone di Higgs che caratterizzavano i primi due capitoli. Il terzo album lungo di Dopplereffekt è assieme un oggetto di orologeria svizzera e un prisma che riflette le molteplici proiezioni riguardo al futuro scientifico tecnologico che ci attende e che è già ora.

11 aprile 2017
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