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C’è stato un tempo, ero giovane, molto giovane, nel quale anche io facevo parte di quella schiera umana definibile sotto il nome di “fans di Franco Battiato”. Che cosa differenzi un “fan di Franco Battiato” dal mero “ascoltatore di Franco Battiato”, magari anche appassionato, è presto detto. Religiosismi sincretici a parte (eh sì, ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio: il mio tutt’oggi tiene l’Adelphi di Siddharta di Herman Hesse sotto il braccio), del cantautore siciliano l’ascoltatore semplicemente ascolta le canzoni, il fan invece si beve tutta d’un fiato qualsiasi cosa egli dica, senza freno.

L’introduzione è necessaria per capire il senso di questo volumetto di Enzo Di Mauro, poeta, critico letterario, nonché speaker per tanti anni di Radio Popolare. Il quale traccia in una ventina di capitoletti una Fenomenologia di Battiato che lontana da qualsiasi intento meramente biografico o agiografico (le due solite direzioni di quasi tutti i volumi dedicati al Maestro usciti fino ad oggi) cerca invece di delineare con evidente lucidità e una buona dose di (serio) cazzeggio le molteplici espressioni del rapporto tra Battiato e l’esterno, pubblico e giornalisti in primis.

Partendo dal presupposto che l’opera battiatiana si fonda sulla «sineciosi», una figura che «consente agli opposti di convivere e anzi ce ne rimanda, di questo sfrigolare, tutto il bagliore, la mattanza di senso, la disarmonia, l’incipit continuamente rinviato o negato», Di Mauro analizza in passaggi agili e densi (che rendono fondamentale una conoscenza almeno buona dell’argomento trattato) alcuni dei nuclei essenziali della poetica del cantautore, dalla spiritualità sincretica alla Sicilia, passando per lo stile di scrittura e lo sperimentalismo musicale.

Quello che ne risulta è una dissertazione in grado di scovare attraverso una serie di intuizioni davvero feconde il significato (filosofico? Sociologico? Addirittura politico?) del nostro negli ultimi quindici anni di cultura e dunque di show-business italiano, con un piglio che a fronte di una certa impudicizia intellettuale (tale solo a causa di una critica sempre troppo bendisposta nei confronti del cantautore) non dimentica mai di illuminare la dialettica in qualche modo tragica tra l’artista e chi lo segue/venera.

«Battiato è come una sentinella che, avendo dimenticato la parola d’ordine, alla fine è costretto a far entrare tutti» afferma ad un certo punto l’autore, ed è forse la sintesi più efficace – ma meno comprensibile se non si è letto il libro: e non a caso, bensì come stimolo, la inseriamo – di ciò che Battiato è riuscito ad attuare non del tutto volontariamente in oltre quarant’anni di carriera. Oltre al mini-saggio, un’introduzione di Claudio Chianura, un bel saggio fotografico di Roberto Masotti, un’intervista al cantautore risalente ai tempi de L’Imboscata, una biografia e una discografia completano il volume. Tutto materiale di contorno rispetto all’importanza del testo principale per farsi un’idea un po’ meno incantata, ma non per questo negativa, su un personaggio capace di «portare la propria sconfitta sulla scena».

Come quella volta, Brescia doveva essere, che a noi quattro o cinque fans in sua attesa terminato il check di un concerto ci salutò con due o tre frasi in tedesco. Nessuno capì nulla ovviamente, ma ci sembrò una specie di benedizione. Sì, proprio così, una benedizione. Anche se in realtà era un’evidente, bonaria, presa per in giro…

29 marzo 2010
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