• giu
    01
    2012

Album

Rwina Records

Laddove i modern beats non sono spettacolo teatrale ma sottile arte del rompicapo troviamo Sander Dennis aka Eprom, variegatissimo producer di San Francisco attivo negli ambienti d'elite da circa un lustro come ricercatore wonky e avvistato nel 2010 anche su Warp, insieme a Eskmo nel 12'' Hendt / Lands And Bones. Dopo una serie di EP di eclettica natura, per il full lenght ufficiale il ragazzo ha voluto fare le cose in grande spingendo forte sui confini dell'avanguardia, in un percorso personale ad alto tasso d'astrazione focalizzato su strutture ingegnose e mood rarefatti, di un pregio cerebrale che non ti aspetti da un disco made in USA.

'Laser-activated hip-hop' era l'espressione venuta fuori da una sua intervista qualche tempo fa, ma rende solo in parte la ricchezza espressiva di Metahuman, un set di 13 pezzi che contiene tutti i volti possibili del wonky moderno: c'è un pezzo da massimo dei voti come Honey Badger, in bilico tra crunk gocciolante ed ellissi sci-fi, inebriante sì ma suggestivo come pochi; c'è il gioco di ologrammi digitali Regis Chillbin, anti-hip-hop votato all'inganno; c'è il gangsta movin' di Prototype e Metahuman che piace tanto a Samiyam e alla coppia TNGHT, quello più vicino agli ultimi gridi black del coke rap e della trap music ma attento a non far troppo il gradasso e restare intellettuale. E ovviamente rientrano nel gioco tutte le mode del filone, dunque synthologia Glass Swords (esplicita in The Golden Planet, mentre Floating Palace resta fuori pericolo eccessi), cultura chiptune (sempre organica nel tessuto cosmico di Variation), durezza grime (di quella nera hyperbass, Needle Thrasher) e – perché no – rielaborazioni soulstep come Transparency e Love Number, figlie delle ultime forme dettate da Phon.o e Sepalcure, che danno una botta decisa all'emozione.

"Manca l'album che faccia il punto delle ricerche beats 2012", dicevamo sotto TNGHT. Metahuman fa anche di più: ne estrapola tutte le traiettorie evolutive correnti e le restituisce allo stato d'avanzamento più spinto, facendo di ogni pezzo un diagramma scientifico completo con tutti gli elementi incastrati ad arte. Una teoria della relatività generale da sistemare nella lavagna centrale per poterla studiare e decifrare nel tempo. Dietro un equilibrio formale che va aprendosi lentamente ad ogni ascolto si nasconde, geloso di sé stesso, un ventaglio di contenuti omnicomprensivo, che mette d'accordo seduzione femminina e polso maschio dell'avanguardia beatz. Pazienza se il primo ascolto più che esaltarti ti spiazza: questo è il disco che non poteva mancare nel 2012, e ora che lo hai capito appieno son già passati i Maya.

13 agosto 2012
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