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  • mar
    01
    2012
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Album

Aagoo Records

Se si esclude il Six Musicians Getting Unknown del 2005, il percorso dei veneti Father Murphy è stato sempre all'insegna della ricerca di un suono, più che un collezionare brani. Nel 2008 …And He Told Us To Turn To The Sun rivoluzionava le istanze folk-barrettiane degli esordi con una psichedelia inquietante e a suo modo progressiva, capace di conquistare il druido Julian Cope e di arrivare persino a Simon Reynolds. Testimone ne è un blog del critico musicale inglese che cita Mattioli e Ciarletta di Blow Up, riportando la riflessione che i due fanno a proposito di un'ipotetica witch house all'italiana in bilico tra folk, cattolicesimo, esoterismo (nel caso dei Nostri, preso in prestito dal seminale Jacula) ma anche una certa “violenza” mutuata da un'Italia del passato lontana dalle cartoline per turisti. Un'hauntology tra Lucio Fulci ed Ennio Morricone, insomma, in cui rientrerebbero, oltre ai Father Murphy, anche Mamuthones, Heroin In Tahiti e molti altri.

Anyway Your Children Will Deny It riposiziona il disco precedente, eliminando vuoti e meccanicismi troppo pronunciati in favore di una cifra stilistica sempre più omogenea e decisiva. Con i Murphy a mettere in circolo tutto quello che è accaduto loro negli ultimi tre anni: i numerosissimi concerti tra Europa e Stati Uniti di supporto a Gowns, Deerhoff, Xiu Xiu, Sic Alps e lo stesso Julian Cope, il contratto con l'americana Aagoo, ma anche i cambiamenti formali apportati dall'EP No Room For The Weak e da Live At The Brigadisco's Cave.

Nella pratica, tutte queste esperienze confluiscono in un Greg Saunier (Deerhoof) chiamato a mixare – fondamentale nell'individuare i cardini di un suono fangoso e imponente – e in una strumentazione che si arricchisce, pur non abbandonando i toni diafani tipici del gruppo di Treviso. Anche se il metro, questa volta, è soprattutto un droning apocalittico dai riferimenti disparati: i matellamenti industrial in stile Throbbing Gristle di It Is Funny It Is Restful Both Came Quickly, ma anche gli archi obliquamente wagneriani di una In Praise Of Our Doubts in cui Vittorio Demarin mescola contrabbasso, viola, violino, violoncello cavandone fuori un muro minaccioso e catacombale. Il resto è un lavoro accurato su echi e i riverberi (His Face Showed No Distortions), ambient geneticamente modificata (In The Flood With The Flood), apparenti incoerenze (le cineserie percussive simulate dall'iniziale How We Ended Up With Feelings Of Guilt) in un magma che riesce a creare un'esperienza d'ascolto totalizzante e personale. 

La conferma di una scelta vincente viene dal disco in assoluto meno “italiano” e probabilmente più riuscito dei Father Murphy.

18 febbraio 2012
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