• mag
    01
    2012

Album

Parade

Sto lavorando sulla forma canzone da diversi anni e in Songlines emerge chiaramente. E' il vestito migliore per la mia musica, sia dal punto di vista compositivo sia soprattutto da un punto di vista di costruzione dell'improvvisazione. Mi piace giocare con strutture riconoscibili, farle emergere e poi nasconderle; la canzone è un modulo semplice da trattare e ti permette di costruire anche architetture complesse

Questo ci diceva Federico Squassabia nella mini intervista/streaming che vi proponemmo ai tempi dell'uscita del disco d'esordio. Un jazz, il suo, melodicamente riconoscibile, contemporaneo e di facile approccio, pur nell'ottica di un percorso personale capace di sintetizzare i classici – Duke Ellington e, indirettamente, Miles Davis – con piglio comunque accademico. Piano Solo – registrato presso il Cassero Jazz Festival 2011 di Bologna e pubblicato esclusivamente in formato digitale – rappresenta un po' l'ideale continuazione di quel percorso, anche se la sfida qui sembra posta a termini invertiti: più che lavorare sulla forma canzone, l'obiettivo pare sia rivisitare in chiave solista brani autografi e cover per valorizzarne le potenziali flessibilità improvvisative. Il tutto senza snaturare la formula e affidandosi alle dinamiche del pianoforte, col fine di personalizzare il materiale fino a renderlo quasi irriconoscibile, come accade a una Take The “A” Train trasfigurata.

Il risultato convince, anche grazie alla fortissima impronta ritmica che caratterizza il disco: quella che in The Jellyfish Meal mantiene il groove del brano originale pur senza l'apporto del contrabbasso e della batteria o che sotterra Squarcio sotto una cascata irrefrenabile di note. Uno Squassabia in piena forma, insomma, – se non ci credete, date un ascolto qui -, forte delle consuete doti performative/arrangiative/compositive e di una musicalità raffinata.

31 luglio 2012