• gen
    01
    1979

Classic

EMI

E’ il crepuscolo degli dei. Quella è la fine degli anni ’70 e quella che si intravede laggiù è l’Inghilterra alla fine degli anni ’70. Siamo a Leeds. C’è un vento che spazza il sociale e lo fa a suon di musica. Musica nuova. Una cosa chiamata New Wave. Scioperi interminabili, supermercati come covi di cospiratori del consumismo di massa, il thatcherismo alle porte, i sindacati che arrancano. A Leeds, come nel resto del Regno Unito, queste sono colpe. E le colpe si espiano. Ecco allora che la lontana Cina offre una chance di rivoluzione ad un manipolo di studenti di belle speranze. Loro sono i Gang Of Four, la Banda dei Quattro (proprio come quella ai tempi di Mao), e non sono i soli, in quel ritratto tutto angoscia sociale e rivolgimenti studenteschi che scuote il ’77 britannico, a volere di più.

Con loro (anzi: di fianco a loro) ci sono i concittadini Mekons e i Delta 5, per citare solo due delle band dell’epoca. E Dave Allen (basso), Hugo Burnham (batteria), Andy Gill (chitarra) e Jon King (voce) non perdono la loro occasione di far vedere di che stoffa son fatti; stoffa rude come cartavetrata: vorrebbero suonare come una versione al vetriolo di Stevie Wonder, ma ottengono un risultato ancora più imprevedibile: il number one del funky (il ritmo circolare su cui si regge la lezione di James Brown) trasfigurato in una bomba d’anarchia e cinismo puro. Non a caso doti personali proprie del quartetto (si pensi a Andy Gill e alle sue dichiarazioni senza peli sulla lingua). Non stupisce così che, la loro prima uscita, il ‘classico’ e.p. Damaged Goods (ottobre 1978, Fast Product) esploda inatteso per le orecchie di molti (anche ‘a venire'; ad esempio Michael Stipe: “I Gang Of Four sì che sapevano come suonare. Ho rubato molto da loro“).

Ma è solo un antipasto, questo in formato minore, la bomba vera è il loro 33 giri d’esordio. Una manciata di titoli, e Entertainment (EMI, 1979) è leggenda: Ether, Damaged Goods, Return The Gift, I Found The Essence Rare. Tutte figlie della temibilissima e paradigmatica – non meno delle altre citate, a livello di liriche – At Home He’s A Tourist, presente sull’e.p. precedente (con versi come “He fills his head with culture / He gives himself an ulcer“). Su tutte le canzoni lo spettro del punk aleggia: riverberi dub profondi e metallici, ansie blues a disperdersi, avvitamenti funky della chitarra, una batteria mobile e stretta nei suoi loop. Una lezione di sabotaggio di un genere dall’interno. Meglio di così, all’epoca, sapranno fare in pochi. E raramente meglio di così seppero fare, nel seguito di carriera, gli stessi Gang Of Four, eroi d’oltremanica di un suono bastardo e creativo.

14 settembre 2009