• nov
    01
    2010

Album

Tempa

Se andate su wikipedia e vi studiate la tecnicissima scheda sul 2 step in inglese, noterete che per spiegare alla gente cosa si intende per un more experimental 2-step rhythm gli autori riportano il frammento di una traccia, uscita nel 2000 su Tempa e poi raccolta nell’album In Fine Style due anni più tardi. Si chiama Gordon Sound ed è un pezzo, a dir poco, fondamentale: triangola almeno tre elementi come il garage, il ragga e il sub-bass, con quest’ultimo a far da spola con la tradizione tremula del bleep’n’bass primi Novanta, ma anche con la futura cricca di Croydon.

Più di qualcuno ha visto negli Horsepower i veri padri dei canoni elettronici prediletti degli anni zero, ed è un fatto che i loro dischi giravano sia negli zaini di Skream quanto in quelli di Loefah e nei circuiti che daranno origine al grime. Rispetto alle future scuole, nel sound di Gordon dominava ancora lo spirito dei Novanta al tempo del 2 step e non quel tipico odor di tombini, smog e zolfo che sentiremo in Terror Danjah e Shackleton. Di più, le citazioni cinematografiche (sci-fi, timbriche etno) tipiche delle loro production, conducevano l’ascoltatore nelle metafore londinesi dell’evasione (la solita Ibiza) più che nelle desolanti vie urbane di Benga, Burial e Skream.

Il sub bass però, aveva un peso specifico determinate. Specie quello contenuto nelle B side dove la crew spogliava letteralmente il proprio sound enfatizzandone le asprezze e, appunto, il giochi d’angolo del Sound System.

Oggi a sei anni di distanza dallo scioglimento, Benny Ill si presenta con un nuovo collega, Jay King (ma anche con Matt HP, Nassis, Loefah e Orson) e ci consegna l’album che avrebbe dovuto recapitare allora, e siamo sicuri che questi pensieri devono essergli sfiorati, oltre a rappresentare la cornice imprescindibile per inquadrare criticamente quest’album: godrà di momenti dark experimental, eppure è così miope nel recapitare ai posteri quegli stessi scintillii garage che dieci anni fa ne fecero un combo 2 step evoluto e oggi, in epoca di ripescaggi pop/soul (Mount Kimbie e James Blake), avrebbero potuto portarlo oltre, nel futuro, e non nella maniera del dubstep perpetuata qui.

Sul buon artigianato etno degli Horsepower 2010 fatevi un bel parallelo con lo Shackleton del Fabric 55, come pure quello con la techno dello Scuba di Triangulation. Non c’è partita con loro. Ce n’è nel quadro più generale delle produzioni del genere dove è paragonabile, per certi versi, all'ultimo Scorn.

17 dicembre 2010