• nov
    01
    2011

Album

Strungaphone

E tre. Dopo Levis Hotel e Poisucevamachenille, il pescarese Ezio Piermattei inaugura un nuovo moniker sotto il quale nascondersi e confondere. Scelta dovuta per giocare autoironicamente col “tinnito” che lo perseguita e per mostrarsi ancor più sfuggente di quanto l’ambito musicalmente di riferimento pretenda. Che poi, a dirla tutta, è già un bel rebus di per sé. È arduo infatti rintracciare un contenitore, anche per meri scopi giornalistici, in cui infilare la musica di Piermattei: libera, fluviale, boundless, ispirata a tutto ciò che il termine sperimentale possa farvi venire in mente da un quarantennio a questa parte. Musica strana, free, collagista, stratificata, analogica e digitale, che procedere a zig-zag tra weird-folk, psych, concreta, prog, impro-jazz e quant’altro, paradossalmente senza soluzione di continuità e senza che se ne avverta mai il passaggio o l’alternanza.

Quattro lunghe composizioni che si muovono su ambientazioni e atmosfere umorali e altalenanti, oscillando tra paesaggi quieti e malati, malinconiche pastorali, squarci bandistici, weirdismo ancestrale alla Hexlove, inserti di fiati (ospite Napo Camassa al sax soprano nell’iniziale Hop Score, mentre il clarinetto è appannaggio del pescarese), oggettistica varia, Canterbury sound, voci trovate, elettronica povera e una infinità di altre suggestioni. Il tutto sempre esposto lucidamente, venato da una attenzione maniacale al dettaglio, elaborato in maniera coesa e fornito di una giocosa attrazione per l’aspetto ludico (vedere alla voce titoli dei pezzi, please…tutti con l’iniziale H e giocati su calembour fonetico-linguistici). Elementi che pongono di diritto Hum Of Gnats nell’empireo degli “strani” d’oggi.

8 novembre 2011
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