• ott
    06
    2014

Album

Matador

Hanno grandissima intelligenza discografica gli Iceage, da sempre. Non a caso hanno saputo abbattere subito il muro dell’underground, dopo appena 12 canzoni e mezz’oretta di musica, finendo sotto le cure di Pitchfork e nelle mani della Matador. Premio meritato anche perché i quattro sono stati in grado di far luce su tutta una scena sommessa danese che ha trovato molto – e spesso giusto – credito, tra i paralleli Vår passando per Lust for Youth, Hand of Dust, Puce Mary fino all’etichetta Posh Isolation.

Ora, nel bene o nel male, Plowing Into The Field Of Love conferma gli Iceage in grado di piazzare il colpo giusto al momento giusto perché cambiano rotta, perché consci che alla lunga il gioco post punk barrato hardcore dei primi due album poteva stancare si indirizzano verso il mondo rock dei Bad Seeds e dei Gun Club, presente già dai primi vagiti On My Finger e The Lord’s Favorite. Una svolta che sarà apprezzatissima dai fan, cui gli Iceage daranno anche del buon materiale su cui riflettere, visto che nel suo complesso Plowing Into The Field Of Love non è un disco di facile metabolizzazione: complessità nella struttura, i fiati che entrano nella composizione, le ballad sbronze come Against the Moon (poi sulla poesia del “Whatever i do i don’t repent i keep pissing against the moon” uno può anche discutere), il western a contatto con il solito appeal emo e ancora l’amore per le stonature tanto nel cantato quanto nelle chitarre, magari meno sature ma sempre in leggera dissonanza.

Non manca niente, neppure quel pugno di canzoni sopra la media che fa di un disco un buon disco. C’è un “però”? No, solo l’impressione che il giorno in cui gli Iceage non faranno la cosa più intelligente da fare, sforneranno il loro capolavoro.

7 ottobre 2014
Leggi tutto
Precedente
Zammuto – Anchor Zammuto – Anchor
Successivo
The Once – Departures The Once – Departures

album

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

artista

recensione

artista

Altre notizie suggerite