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  • feb
    01
    2011
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Atlas

Inutile stare a chiosare più di tanto sui singoli brani dell'album di debutto del ventiduenne James Blake: è tutta la stessa morbida pasta soul-elettronica che si spande, spigolosa e avvolgente. Rispetto al già ottimo Klavierwerke EP, il ragazzo scopre ancora di più le carte e dà nuovi indizi, mette tra parentesi gli esercizi di stile strumentali, mette in primo piano la voce e getta sul tavolo quello che appare adesso – in controluce – il riferimento più forte: i Super Collider.

Pur piazzandosi su un versante decisamente non-techno rispetto a Lidell & Vogel (e quindi a un Taprikk Sweezee), con questo suo soul post-dubstep, vagamente ectoplasmico e venato di spiritualità, James propone una nuova ipotesi di chill out per i raver dal palato fino a cui non bastano le contaminazioni trip-hop (Mount Kimbie), wave (Darkstar, che come lui hanno riscoperto la centralità della voce) o gli scivolamenti verso la classica contemporanea (Blake himself).

Con lucide sporcature glitch, passaggi wonky miniaturizzati, invadenti crescendo di tastiere supersature, misuratissimi tocchi di piano e falsetti in stilizzazioni autotune (finalmente non più esclusiva delle tamarrate plastic hip hop?), James costruisce un pathos trattenuto e un algido romanticismo che incornicia e puntella con lunghe pause e lunghi silenzi: dai legnetti dubstep e dagli sdilinquimenti dell'iniziale Unluck, fino allo sbocciare addirittura gospel del conclusivo a cappella Measurements. Passando per il cuore del disco che è l'intensissima cover piano-voce di Limit To Your Love di Feist.

Credibile da punti di vista anche molto diversi (e altrettanto diversamente inquadrabile), legato alla base tanto all'intimismo di Antony quanto al mood asciutto e vaporoso dei Massive Attack (filtrati da un background di nowness black/pop che passa anche per Kanye West e Lil Wayne), James riesce a unire appeal e ricerca, canzone e suono, tradizione e modernità, stile e anima: piacerà ai fan di Jamie e dei suoi xx e piacerà a chi ama immergersi nell'ambient-soul di Burial; finirà in classifica e finirà anche nelle top dei magazine più esigenti.

Splendido nuovo capitolo nella dialettica senza posa uomo-macchina, James Blake è soprattutto un barlume di speranza tra le brume londinesi: l'illusione del calore soul. Come quel vapore grigiobianco che si libera dal ghiaccio secco quando sublima.

24 gennaio 2011
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