• giu
    09
    2015

Album

Sacred Bones

Un’attitudine declamatoria piuttosto arty caratterizza il quinto album di Jenny Hval, artista norvegese di stanza in America. Le chitarre così presenti nel penultimo Innocence Is Kinky (2013) vengono sostituite dai sintetizzatori, facendo da base per le sue ossessioni; Apocalypse, Girl si apre con il talking Kingsize, dove Jenny prende a prestito i versi del poeta danese Mette Moestrup (“Think big girl, like a king, think kingsize”), proseguendo il suo discorso sul corpo e la sessualità, libera da qualsiasi costrizione “capitalistica” e  soprattutto “maschilista”.

Quello della Hval è un percorso concettuale che prende molto dai film, soprattutto dalla science fiction, come una Laurie Anderson più selvaggia, costeggiando Björk per le melodie (Heaven), ma anche St. Vincent (Sabbath),  Dirty Projectors (That Battle Is Over),  l’attitudine post-punk di Kate Bush, sua primaria ispirazione, e i talking di Patti Smith. Il disco è prodotto dal norvegese Lasse Marhaug, che aveva intervistato l’artista per la sua fanzine a inizio 2014; da qui è nata una proficua e veloce collaborazione, che ha visto anche la partecipazione di Øystein Moen (Jaga Jazzist/Puma), Thor Harris (Swans), Okkyung Lee e Rhodri Davis.

Apocalypse, Girl  è un album scomodo, più “sperimentale” dei precedenti, nel quale le improvvisazioni dei sodali danno modo alla Hval di esprimersi molto più fluidamente del solito, portando i suoi talking a diventare materia espressiva per così dire allucinatoria.

20 luglio 2015
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