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Se c’era un regista in grado di assemblare con disinvoltura un sincero omaggio agli Stooges, quello era certamente Jim Jarmusch. L’affermazione potrà disorientare lo spettatore dopo la visione, dato che ben poco dell’estro visivo del cineasta viene mantenuto nella narrazione e nel montaggio di quest’opera: a parte qualche frammento animato, infatti, ci troviamo davanti a un prodotto molto canonico, dall’impostazione storiografica, finanche didascalica, ma che fortunatamente tradisce il suo amore per i membri della band e per il loro ruolo all’interno di un panorama musicale in continuo divenire. Per molti versi potrà apparire scontato, ma la semplicità nascosta dietro Gimme Danger è in realtà parte integrante di una messa in scena volta a restituire la natura di Iggy e del suo gruppo, formato da Dave Alexander, Ron Asheton e Scott Asheton, cui poi si aggiunsero James Williamson e Steve McKay.

Si parte ovviamente dal cuore, dall’anima, dal corpo di Iggy, per poi addentrarsi, attraverso le sue parole, nella vita e nelle esperienze degli altri componenti. Un percorso, quello degli Stooges, fatto di continui rifiuti da parte di pubblico e critica, mancanza di disciplina, professionalità assente dal punto di vista del marketing, ma con una insanabile voglia di stupire, di sbalordire, di scioccare, di creare scandalo sì, ma mai gratuitamente. Pura devozione all’ispirazione, alla performance. Un quasi settantenne James Newell Osterberg ci invita a bordo del treno dei suoi ricordi, quando a Ann Arbor militava in un gruppo scolastico che non lo avrebbe più abbandonato, almeno a livello figurativo: The Iguanas. Da allora, trascorse varie e fallimentari esperienze alla ricerca di una band tutta sua (degli Iguanas era solo il batterista), si discostò sempre di più dalla musica tradizionale, alla ricerca di un sound che chiunque avrebbe potuto riconoscere come suo. Sono gli anni degli Psychedelic Stooges, come i marmittoni della televisione, ma sotto acido, ancora sprovvisti di qualsivoglia contratto discografico e in preda a un delirio d’onnipotenza costante. Qui nasce Iggy, il performer, l’idiota, a cui piace comporre canzoni dai testi semplici, formati da 20 parole o anche meno – come aveva appreso da bambino durante la trasmissione Howdy Doody («Non ero mica Bob Dylan, con i suoi testi lunghissimi e bla bla bla») – o che si cosparge il corpo di burro d’arachidi per farsi poi divorare dal pubblico (accadde a Cincinnati nel 1968).

Il contratto con Elektra permette agli Stooges di issarsi sulla scena di Detroit e aggiungere qualcosa al mondo della controcultura, della rivoluzione giovanile e sessuale, da cui però i Nostri non volevano assolutamente essere strumentalizzati, tant’è che lo stesso leader si trova d’accordo con quanti nel corso degli anni hanno accostato alla band la parola “nichilista”, ma la contradditoria esplosività di Iggy cede il passo nel minuto successivo quando definisce gli Stooges “piccoli comunisti”. Jarmusch tratteggia in maniera ironica tutto il rapporto del gruppo con l’abuso di droghe, che tocca il suo culmine nel 1972, all’epoca dell’uscita di scena della Elektra e del primo scioglimento della band; si va dall’amicizia tra Iggy e David Bowie, alla descrizione di un ambiente londinese accogliente ma nemmeno lontanamente paragonabile a quello che era stato l’impatto di New York. L’accento finale è posto sul terzo e ultimo album, Raw Power, uscito sotto il nome di Iggy & the Stooges, vero grado zero del rock fino a quel momento conosciuto e punto di riferimento per quel movimento punk che pochi anni più tardi avrebbe portato alla ribalta Sex Pistols, Ramones, Clash, Sonic Youth, così come The Velvet Underground & Nico si era rivelato basilare per il sound di Pop e compagni. Lo sguardo nostalgico che accompagna il racconto è alleggerito da quella voglia genuina e innata che i membri hanno nel salire sul palco. Come nel 2003, a quasi trent’anni dall’ultima volta (Iggy avrà poi una carriera contrassegnata da vette altissime, ma anche da qualche sonora, brusca caduta). Volevano il pericolo, lo hanno avuto, sono caduti e si sono rialzati. Hanno cambiato tutto.

21 febbraio 2017
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