• apr
    21
    2017

Album

Domino, Greco-Roman

Secondo la cartella stampa, il secondo disco solista di Joe Goddard, già negli Hot Chip e 2 Bears, si intitola Electric Lines in riferimento ai cavi che partono dal sintetizzatore utilizzato per comporre i brani e, in senso lato, alle connessioni con la musica che ha influenzato il musicista. Un disco quindi che guarda al passato sia per la parte produttiva (è stato interamente composto grazie a synth analogici) che per quella compositiva (sono molti i rimandi alla storia della disco/house). Il co-fondatore della label house Greco-Roman, che negli ultimi anni ha saputo proporre artisti e dischi di qualità come quelli di Totally Enormous Extinct DinosaursBuraka Som Sistema e Drums of Death, sa mantenere un livello medio alto della proposta muovendosi su arrangiamenti che di primo acchito potrebbero far pensare ad un clamoroso e prescindibile déjà vu. Le citazioni sono invece usate con maniera e non sovrastano mai l’idea compositiva di fondo, andando a formare così un lavoro a tratti davvero brillante.

Fra gli apici del disco, Lose Your Love, che potrebbe essere una sua risposta a Get Lucky dei Daft Punk: il vocoder che entra quasi sibillino, la cavalcata di arpeggiatore analogico e coretto post-gospel velocizzato disco funk ti fa attendere un’esplosione (il sample è tratto da I Don’t Wanna Lose Your Love della band soul americana Emotions) che arriva tre minuti e mezzo dopo. La traccia però si mantiene sobria, vibrando più che scoppiando su fuochi d’artificio, risuonando più che suonando. Joe sa come muovere le leve dell’house con la capacità del produttore, oltre che dell’arrangiatore: Home si avvale della vena malinconica soul che gli Hot Chip hanno costruito in decenni di lacrime, ed è un’ottima traccia house in puro feeling Settanta – il sample è di We’re on Our Way Home dal gruppo funk di Detroit Brainstorm – anche grazie alla collaborazione con il giovane cantante Daniel Wilson dal Michigan, tra l’altro impegnato nella produzione di un brano di Starboy di The Weeknd.

Ma non solo di classic vive il disco, c’è anche spazio per l’uptempo: Lasers è un richiamo alla jack house di Detroit con variazioni cupissime in stile Underground Resistance, roba Novanta in puro trip sci-fi con sciabolate degne dei Drexciya. Si va avanti alzando l’asticella con Children, altro pezzo ominous con bassi e casse caldissime, e si piega poi sulla balearica (influenzata da Laura Branigan, dice lo stesso Goddard in una recente intervista) di Human Heart, che deve molto anche agli xx e allo stile intimistico della scuola inglese post-2010, chiudendo poi con il featuring di Alexis Taylor (sempre dagli Hot Chip) su una Electric Lines che deve molto al mood nu-soul del gruppo madre.

Peccato per qualche riempitivo un po’ banalotto (il pop da arena dell’opener Ordinary Madness e della conclusiva Music Is The Answer cantate da Jess Mills aka Slo, già al lavoro con PhotekDistance e Breakage), ma non si può chiedere la perfezione. Goddard si rivela un ottimo produttore anche in solitaria, sfornando un disco electro pop di assoluta qualità, ascoltabile dall’inizio alla fine senza mettere mano al tasto skip.

20 aprile 2017
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