• nov
    01
    2007

Album

Carosello Records

Davanti al disco di qualcuno che ci ha abituati bene (ma anche a un gruppo nuovo) rischiamo di aspettarci tutto il bello del passato – suo e dell’intera storia del rock – più l’innovazione, dimenticando quanto lavoro ci voglia per tirare fuori anche solo un disco decente e quanto rari siano quelli dove si osa davvero qualcosa, come in questo esordio solista dell’ex-Quintorigo. Amen se l’idea di mettere in loop la voce che imita la batteria risale a Kristo sì, se il ritornello della weilliana title track suona un po’ facile, se il twist-origo di Tilt uno se l’aspettava, se Freak Ship finisce quando stava cominciando a mantenere quanto promesso, se sarebbe stato meglio se L’uomo che continua fosse rimasta sui sussurrati contrappunti tra arpeggi, spazzole e voce dell’inizio e se il duetto voce-trombone di Canzo resta un po’ lì; ce ne fosse della sua voglia di cercare strade se non del tutto originali, quantomeno personali e desuete, ce ne fossero di singoli come il geniale teatrino sul razzismo infantile di Bambino Marrone (che è un singolo quanto Rospo e Bentivoglio Angelina erano canzoni di Sanremo: pochissimo).

Anche la sorniona rilettura con archi della bernsteiniana Big Stuff, la grazia ritmica con cui in Le Chien Et Le Flacon i vocalizzi portano in una zona curiosa tra classica e jazz, il rock sui generis di Sinner e l’eleganza della suddetta title-track sono merce rara.

Certo, De Leo vaga meno di quanto sembri – siamo sempre nel suo, strumentazione a parte (piano e batteria però erano già apparsi qua e là in In Cattività) – ma si sente bene la voglia di cercare nuove rotte, alla faccia dei Crociati dell’Ignoranza Armata che gli rimproverano di volerlo fare strano: ma li conoscevano i Quintorigo?

10 febbraio 2008
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