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    10
    2017

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Italians Do It Better

Sembrava che il nuovo album dei Chromatics, quel fantomatico Dear Tommy annunciato nel 2014 e mai pubblicato, dovesse rimanere una chimera. Invece ora si scopre che il ritardo è dovuto da una drastica scelta di Johnny Jewel, che ha distrutto tutte le copie fisiche del disco pronte per la pubblicazione – stiamo parlando di cifre come 15mila CD e 10mila vinili – in seguito ad un incidente quasi mortale accadutogli a natale 2015 nelle Hawaii (così si spiega anche la foto promozionale di Twin Peaks dove la foto incrinata di Laura Palmer era circondata dai vinili in frantumi proprio di quel disco).

Sembra così che proprio Jewel collaborerà alla colonna sonora della nuova, attesissima terza stagione della serie di David Lynch, con il suo nuovo album Windswept che porta in primo piano l’effige “Twin Peaks OST”. Per quanto riguarda Dear Tommy stiano tranquilli i fan dei Chromatics: sembra che il disco sia stato ri-registrato mantenendo testi, tracklist ed artwork, e sia semplicemente “better” (citando lo stesso Jewel) e ormai pronto ad uscire.

Questo nuovo lavoro solista musicalmente si muove esattamente sul terreno che dalla sua etichetta è lecito attendersi: Jewel è al solito superbo nel creare bozzetti cinematici di grande evocatività, rielaborando una tradizione di musiche per soundtrack che guardano soprattutto al Vangelis di Blade Runner ma che – e non potrebbe essere altrimenti – lo filtrano attraverso una fitta maglia di retromanie anni ’80 imbevute di onirismo e inquietudine, oltre ad accompagnarle con sensibilità ovviamente debitrice della lezione di Angelo Badalamenti. Il risultato è sospeso, immaginifico, e spesso sottilmente inquietante (Insomnia): il naturale corrispettivo del volto deforme nascosto sotto lo specchio dell’ordinaria provincia americana; una suggestione che da Velluto Blu arriva fino al recente caso Stranger Things.

Svolazzi di synth memori di passate discese su una Los Angeles trasfigurata (Missing Pages), xilofoni, sax sognanti e un poco allusivamente languidi (Motel), qualche drone sibillino e un drumming morbidamente jazzato più sinistro che rilassante. C’è poi spazio anche per qualche allucinata svisata da club (Strobe Lights) e un paio di pezzi cantati che flirtano con (i)stanze più pop (Saturday e la conclusiva, bellissima ballata Chromatics Blue Moon). Sembra quasi di tornare già a intravvedere fantasmi di danzanti nani rosso-vestiti tra le pieghe di pezzi come The Crimson Kiss. Avrà anche tutti i limiti dell’operazione smaccatamente revivalista, ma è qualcosa di (nuovamente) bellissimo.

12 maggio 2017
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