• ott
    01
    2008

Album

Lonely Astronaut Records

La strada percorsa è ancora la stessa, la pista aperta da Nuclear Daydream, due anni fa, viene nuovamente battuta con sicurezza. Anticipato da ben 4 ep inediti (in sei mesi!), Temporary People, può essere considerato come il secondo album del nuovo corso di Joseph Arthur (secondo anche accompagnato dai Lonely Astronauts), della nuova identità dell’idolatrato (a ragione) cantautore di Akron: da quando cioè la sua scrittura s’è fatta più lineare, s’è accostata, senza mezzi termini al folk, con ripetuti occhiolini alle placide andature del country.

Davanti a tutto, però, l’artista…La figura da cantautore matura ulteriormente: le ballate, intervallate a brani più ruvidi dalla natura prettamente rock, diventano più precise, come se colpissero un’ideale bersaglio posto dall’autore, come se non dovessero sprecare parole ne accordi. Un continuo susseguirsi di momenti corali e singoli, lirici e intimi, come se la sperimentazione, che rimane ancora caratteristica della natura del “nostro”, si rivolgesse ora al piccolo, alla classica struttura canzone. Ed è quindi un’alternarsi, anche nelle stesse ballate, tra “alte” armonie collettive (intoccabile ad esempio Heart’s Soldier), a più concentrate effusioni intime (A dream is longer than the night e Good friend). Sembra che Joseph Arthur abbia reso suo cavallo di battaglia la liricità, si stia sbizzarrendo nella ricerca melodica: i cori proposti e riproposti, crescenti e discendenti, la voce più “ululante”, la chitarra che segue trasportata. Ciò che si nota, al primo ascolto, è l’assoluta tranquillità, la scioltezza con cui viene proposto il tutto, la fluidità con cui vengono alternati i cambi d’umore e di forza. Naturale, quasi facile, finito e riletto senza sbavature. Un tutto tondo piacevole dalla a alla z. Un lavoro da godersi senza controindicazioni.

1 ottobre 2008
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