• set
    01
    2012

Album

Fire Records

Il ritorno dall’altra parte dell’oceano, la sponda americana, dopo sette anni di assenza (discografica) conseguente all’accasamento spagnolo. L’ottava fatica della folk singer (che qui dipinge anche la cover, sorta di trasfigurazione della bandiera a stelle e strisce) è stata registrata in Colorado con il supporto del compagno Victor Herrero, Paz Lenchantin (A Perfect Circle, Zwan), Heather Trost (A Hawk and a Hacksaw) e Ben Trimble (Fly Golden Eagle). Se la presenza del compagno di vita con cui ha firmato le due raccolte “iberiche” (Perlas è di pochi mesi fa) indica che l’amore per la Spgna non è ancora venuto meno, Blood Rushing è una ricognizione del folk americano e delle sue tradizioni.

Con confini, specialmente quello con il Messico, solamente ipotetici, la Foster si vuole riprendere il canone folk: ché nessuno provi a prenderglielo di mano mentre si trova in Europa omaggiare Federico Garcia Lorca (vedi Anda Jaleo). Facendo l’occhiolino al blues (Panorama Wide, Words Come Loose), al gospel (Child of God), alla musica mariachi (O Stars), alla tradizioni hawaiana, financo un rock rumoroso (Geyser) il folk di Josephine Foster è oramai un affare personalissimo, codificato in un uso della voce che coniuga alto e basso (sentire ancora Child of God per credere) e in un cosmopolitismo radical chic. Si potrebbero andare a ritrovare le radici nel Dylan dei Settanta (la stessa cultura, lo stesso snobismo bohemien), nelle intepretazioni della tradizioni di Joan Baez (ma senza la carica politica e senza l’aura sacerdotale), ma è pur vero che si tratta oramai di una questione privata.

Messi da parte inapproriati paragoni con Patti Smith e, almeno in parte, con Grace Slick, Blood Rushing mostra che se la Foster si concentra sulla scrittura folk, mettendo da parte concettualismi che – per esempio – hanno frenato il potenziale di un disco come Graphic As A Star, si mette in luce il carattere da cavallo di razza che possiede. E con l’aiuto di Victor Herrero il gioco è davvero pieno. Forse meno esotico di quando affronta il corpus iberico, ma sempre sopra la media.
 

6 settembre 2012