• apr
    01
    2012

Album

Spinefarm

Prima pionieri e poi alfieri delle varianti più oscure e ossessive della new wave, negli ultimi anni i Killing Joke sembrano rinati. Una seconda genesi non troppo dissimile da quella degli ultimi Dinosaur Jr.

Nel precedente Absolute Dissent, avevamo trovato Jaz Coleman e compagni – decisamente in forma – alle prese con una proposta massiccia di forte impatto. Due anni dopo sono nuovamente qui a rivendicare la propria supremazia all'interno di un genere sempre più lontano dai riflettori, dopo gli evitabili colpi di coda nu metal. Lo fanno con MMXII, un titolo che è tutto un programma: l'associazione tra le leggende sulla fine del mondo e le tipiche sonorità apocalittiche dei Killing Joke è piuttosto scontata.

I nove minuti di Pole Shift sono chiamati ad aprire le danze – alternando momenti wave un po' blandi e sferzate industrial rock – per un disco che suona come una cellula temporalesca colma di tensione tra le precipitazioni che sfociano nel clean del ritornello di Colony Collapse – come dei Fear Factory privi della componente metal – e i riff hard di Corporate Elect che esplodono in un chorus vagamente Motorhead.

Territori meno impervi a metà disco – nei mid-80s dell'orecchiabile e apprezzabile singolo In Cytheria e Primobile – ma per il resto MMXII poteva intitolarsi anche MCMXCIV (1994), uscire nel periodo in cui band come Prong, Godflesh ed Helmet plasmavano a modo loro la precedente lezione dei Killing Joke e fare da colonna sonora a The Crow. Con MMXII si gioca in difesa, sfruttando sapientemente esperienza e mestiere risultando così comunque credibili nell'imperturbabile avanzata a testa bassa verso l'estinzione.

2 aprile 2012
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