• set
    01
    2004

Album

Smalltown Supersound

Il dato che si evince dall’ascolto di quest’ep è la qualità di scrittura che Hiorthøy ha maturato nei tre anni che lo separano dal precedente lavoro (Melke).

I brani di Hopeness, pur conservando la caratteristica timida e garbata che aveva contraddistinto la firma dell’autore fin dall’esordio, acquistano in compostezza “classica” grazie a partiture più elaborate, senza comunque perdere in naturalezza. Il norvegese non abbandona i propri riferimenti consueti – il breakbeat, le soluzioni drill, la predilezione per i timbri acquatici, la techno e la compostezza del piccolo ensemble da camera – bensì li elabora in una nuova e più raffinata sintesi personale che soltanto in alcuni punti pecca di manierismo (rischio tuttavia accettabile, vista la qualità complessiva del lavoro).

Tra i brani perfettamente riusciti vi è sicuramente Mandarinerna, la traccia in apertura nonché la composizione più classicheggiante del Nostro. Forte di una alternanza sobria e composta tra un tema e uno svolgimento, il brano si caratterizza, nostalgico e leggiadro, sull’intreccio di un fraseggio liquido e un paio di pianole che si alternano tra loro con gli oramai consueti ritmi aphextwin-iani sullo sfondo. Di sicuro pregio il brano successivo, Soliga Dagens Slappiga Trosor, che gioca più sornionamente sul proliferare di suoni tastieristici/vibrafonici e su una sezione ritmica caratterizzata da sibili e interferenze (i glitch); a cadenzare, un contrappunto di contrabbasso opportunamente samplizzato che colora la composizione di un jazz aleatorio alla maniera dei Tortoise.

Ancora una volta la principale fonte d’ispirazione di Hiorthøy sono le melodie mutuate dai carillon (il vibrafono di Alt Maste Bli Annorlunda), assieme a quell’urgenza citazionista che fa capolino ogni tanto e che in questa sede lo porta, ancora una volta (e amabilmente), a pensare ai Cure (la cadenza ritmica di You Know The Score)

Soltanto negli ultimi due brani è possibile scorgere una maniera forse troppo indulgente (la stessa You Know The Score che dura oltre i dieci minuti) e forse, alla luce del lavoro precedente, un po’ di monotonia (l’ennesimo carillon raffazzonato di Ek Bok Tistel Apple).

D’altronde Hiorthøy non penserà mica di continuare così all’infinito, vero?

1 settembre 2004
Leggi tutto
Precedente
Vetiver – Vetiver Vetiver – Vetiver
Successivo
Amari – Gamera Amari – Gamera

album

artista

Altre notizie suggerite