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    01
    2002

Album

Smalltown Supersound

A due anni dall’esordio discografico Kim Hiorthøy si riaffaccia sul mercato con Melke, licenziato secondo prassi dalla fida Smalltown Supersound. Il sound di questa seconda prova riprende sostanzialmente le coordinate di Hei: percussioni acquatiche (Det blev fel), carillon (Nu kommer Cathrine inn, hon lutar sig mot dörrposten) e in generale quel fare lo-fi moderatamente svagato che tanto era piaciuto nel precedente lavoro con un piglio maggiormente attento alle ritmiche (drillate/tichettate/triturate) e agli inserti concreti.

Come se non bastasse, per aggiungere varietà e togliere ogni dubbio di snobismo, sono presenti brani che puntano tanto sull’italian house (le tastiere à la Black Box di Going down – ostete jantemix) quanto sulla drum’and’bass à la Aphex Twin (Nu kommer Cathrine inn, hon lutar sig mot dörrposten), tanto sul piglio giocoso dei Daft Punk (As If) quanto su una sorta di techno per bambini (Ready 4 love – fattigmannsremix).

Sul versante più caratteristico del Nostro, Melke riscopre ambienti già battuti ma li profuma di jazz (Doktor Watson-trikset), li dilata in soffici malinconie (i dieci minuti di Evil House, Evil Day), li farcisce di suoni concreti che, ogni tanto, li collocano in secondo piano (in Ting som virker il protagonista è il parlato bofonchiato una ragazza). Apice di questa poetica, il brano On sun day, dove il musicista mescola un lamento di tromba a sofisticati giochi percussivi e ammalianti melodie circolari a suoni eterei.

In Melke, album più vario e maturo del suo predecessore, Hiorthøy mette maggiormente a fuoco una formula personale, superando il limite della descrizione sensoria in favore di una ricerca maggiormente incentrata sugli stati d’animo.

1 gennaio 2002
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